Grecia: Il traffico di esseri umani dell’organizzazione “umanitaria”

di Maria Polizoidou
1 novembre 2018

Pezzo in lingua originale inglese: Greece: “Humanitarian Aid” Organization’s People-Smuggling
Traduzioni di Angelita La Spada

  • Centro Internazionale di Risposta alle Emergenze (ERCI) si definisce una “organizzazione greca senza scopo di lucro che mette in atto una risposta alle emergenze e fornisce aiuti umanitari in tempi di crisi…”. Avrebbe favorito l’ingresso illegale in Grecia di 70mila immigrati dal 2015, facendo incassare all’organizzazione “no-profit” mezzo miliardo di euro all’anno.
  • L’ERCI a quanto pare ha ricevuto 2mila euro da ogni immigrato illegale che ha aiutato a entrare in Grecia. Inoltre, i suoi membri hanno creato un business per “l’integrazione dei rifugiati” nella società greca, assicurandosi 5mila euro all’anno per ogni migrante inserito nei vari programmi governativi (istruzione, alloggio e sostentamento).
  • Con il governo greco che a quanto pare non ha la più pallida idea di come gestire la crisi migratoria e salvaguardare la sicurezza dei propri cittadini, è particolarmente sconcertante scoprire che la principale ong, il cui compito è quello di fornire aiuti umanitari agli immigrati, sta invece approfittando della situazione per trarre profitto dal traffico illegale dei migranti.

Migranti sbarcano su una spiaggia dell’isola greca di Kos dopo aver attraversato su un gommone parte del Mar Egeo provenienti dalla Turchia. (Foto di Milos Bicanski/Getty Images)

Il 28 agosto, trenta membri della ong greca Emergency Response Centre International – Centro Internazionale di Risposta alle Emergenze – (ERCI) ) sono stati arrestati per il loro coinvolgimento in una rete di trafficanti di esseri umani, operante sull’isola di Lesbo dal 2015. Secondo una dichiarazione rilasciata dalla polizia greca, a seguito delle indagini che hanno portato agli arresti, “le attività di una rete criminale organizzata che facilitava sistematicamente l’ingresso illegale di stranieri sono state completamente smascherate”.


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Fra le attività scoperte ci sono la falsificazione, lo spionaggio e il monitoraggio illegale della Guardia Costiera greca e di Frontex, l’agenzia per il controllo delle frontiere dell’Ue, allo scopo di ottenere informazioni riservate sui flussi di immigrati turchi. Le indagini hanno inoltre portato alla scoperta di altri sei cittadini greci e 24 cittadini stranieri coinvolti nel caso.

L’ERCI si definisce :

“Una organizzazione greca senza scopo di lucro che mette in atto una risposta alle emergenze e fornisce aiuti umanitari in tempi di crisi. La filosofia dell’ERCI consiste nell’identificare le lacune negli aiuti umanitari e colmarle per fornire assistenza nella maniera più efficiente e con notevole impatto. Attualmente, l’ERCI ha 4 programmi attivi con i rifugiati in Grecia, nell’area di ricerca e salvataggio, medica, nell’ambito dell’istruzione e del coordinamento dei campi profughi”.

Ma nonostante i suoi obiettivi dichiarati e il profilo senza scopo di lucro, questa ong – secondo le autorità greche, ha guadagnato notevoli somme di denaro grazie al fatto di essersi messa a disposizione come canale per attività illegali. L’ERCI a quanto pare ha ricevuto 2mila euro per ogni migrante illegale che ha aiutato a entrare in Grecia. Inoltre, i suoi membri hanno creato un business per “l’integrazione dei rifugiati” nella società greca, assicurandosi 5mila euro all’anno per ogni migrante inserito nei vari programmi governativi (istruzione, alloggio e sostentamento). La ong avrebbe favorito l’ingresso illegale in Grecia di 70mila immigrati dal 2015, facendo incassare all’organizzazione “no-profit” mezzo miliardo di euro all’anno.

Tuttavia, questa scoperta riguarda solo una piccola parte della portata delle attività illecite che gravitano intorno all’ingresso dei migranti in Grecia. Nel 2017, ad esempio, le autorità elleniche arrestarono 1.399 trafficanti di esseri umani, alcuni dei quali si celavano dietro operazioni “umanitarie”; e durante i primi quattro mesi del 2018, le autorità hanno arrestato 25.594 migranti illegali.

Ancora più preoccupante del prezzo davvero salato pagato ai trafficanti di esseri umani dagli stessi immigrati – o dal governo greco sotto forma di sussidi per l’integrazione – è il tributo che questa situazione sta imponendo a tutta la società ellenica.

Secondo le statistiche della polizia greca, nel 2017, sono stati compiuti 75.707 furti e rapine. Di questi casi, solo 15.048 sono stati risolti, e 4.207 sono stati perpetrati da stranieri. Inoltre, la polizia stima che più del 40 per cento dei reati gravi sono stati commessi da immigrati illegali. (In Grecia, gli immigrati legali e illegali rappresentano il 10-15 per cento della popolazione totale.)

Nel 2016, nelle carceri greche sarebbero dovuti finire 4.246 greci e 5.221 stranieri condannati per reati gravi: 336 per omicidio; 101 per tentato omicidio; 77 per stupro e 635 per rapina. Inoltre, migliaia di casi sono ancora in attesa di giudizio.

In un recente e terribile caso, il 15 agosto, un 25enne di Atene – che era rientrato a casa in vacanza dagli studi universitari in Scozia – è stato ucciso da tre migranti illegali mentre visitava la città in compagnia di un’amica portoghese.

I tre colpevoli, due pakistani e un iracheno di età compresa tra i 17 e i 28 anni, hanno detto alla polizia di avere inizialmente aggredito la giovane donna, rubando denaro, carte di credito, il passaporto e un telefono cellulare dalla sua borsa, ma quando hanno visto che il suo cellulare era “vecchio” hanno puntato al telefono del ragazzo, minacciandolo con un coltello. Quando il giovane ha cercato di difendersi, come ammesso dai tre nella loro confessione, lo hanno spinto giù da un dirupo ed è morto. Dopo l’interrogatorio, è emerso che i tre assassini erano ricercati per altre dieci rapine commesse nella zona.

In una lettera di sfogo indirizzata al primo ministro greco Alexis Tsipras, ai membri del parlamento e al sindaco di Atene, la madre della vittima ha accusato Tsipras di “negligenza criminale” e di “complicità” nell’omicidio di suo figlio.

“Invece di accogliere e di fornire ‘terra e acqua’ a ogni criminale o individuo pericoloso con istinti selvaggi”, ha scritto la donna, “lo Stato non dovrebbe forse pensare prima alla sicurezza dei propri cittadini, a cui succhia il sangue tutti i giorni [economicamente]? [Lo Stato dovrebbe forse] abbandonare [i suoi cittadini] a bande fameliche, per le quali la vita umana vale meno di un telefono cellulare o di una catenina d’oro?”

Anche se queste sono le parole di una madre in lutto, sono sentimenti ampiamenti diffusi ed espressi in tutta la Grecia, dove episodi del genere sono sempre più comuni.


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Il 29 agosto, due settimane dopo l’omicidio, nel nord della Grecia, sei migranti hanno aggredito verbalmente un uomo di 52 anni in strada, apparentemente senza motivo. Quando quest’ultimo ha continuato a camminare ignorandoli, uno di loro lo ha colpito alla spalla con un coltello da 24 cm, mandandolo all’ospedale.

Due giorni prima, il 27 agosto, un centinaio di migranti, che protestavano per le condizioni di vita nel loro campo a Malakasa, hanno bloccato l’autostrada statale per più di tre ore. Gli automobilisti bloccati hanno raccontato che alcuni dei manifestanti sono diventati violenti, colpendo le auto con pezzi di legno. A peggiorare la situazione, la polizia intervenuta sulla scena ha detto di non aver ricevuto istruzioni dal Ministero della Protezione dei cittadini di sgomberare l’autostrada o proteggere le vittime. Il Gatestone ha scoperto che non c’è stata alcuna dichiarazione da parte della polizia o del ministero, solo le dichiarazioni rese dagli automobilisti.

Con il governo greco che a quanto pare non ha la più pallida idea di come gestire la crisi migratoria e salvaguardare la sicurezza dei propri cittadini, è particolarmente sconcertante scoprire che la principale ong, il cui compito è quello di fornire aiuti umanitari agli immigrati, sta invece approfittando della situazione per trarre profitto dal traffico illegale dei migranti. Il recente arresto dei membri dell’ERCI sottolinea la necessità di monitorare l’operato di tutte queste organizzazioni.

Maria Polizoidou, è una reporter, una giornalista radiotelevisiva e una consulente per gli affari internazionali ed esteri, che vive in Grecia. Ha un master in “Geopolitica e questioni di sicurezza nel complesso islamico di Turchia e Medio Oriente” conseguito presso l’Università di Atene.

fonte : https://it.gatestoneinstitute.org/13215/grecia-traffico-umani


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