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…una S.r.l. in Slovenia ? certo: semplice e veloce !

 Slovenia

…una S.r.l. in Slovenia ?  certo: semplice e veloce.

 Con questo articolo vogliamo presentare e descrivere brevemente i passi più  importanti per la costituzione di un'impresa S.r.l. (in Sloveno d.o.o.) e i suoi vantaggi fiscali in Slovenia. Lo scopo di questa presentazione è dare tutte le informazioni di base ad un imprenditore che vuole costituire una S.r.l. in Slovenia.

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Costituzione di una S.r.l. (d.o.o.):

Che cosa è una d.o.o.?

D.o.o. è l'acronimo Sloveno di società a responsabilità limitata. Quale significa, che e un tipo di società di capitale, come tale, è dotata di personalita giuridica e risponde delle obbligazioni sociali solamente nei limiti delle quote versate da ciascun socio.

Perché una d.o.o.?

  • E la  forma giuridica più appropriata quando la società viene creata da più soci.
  • Fondatori (azionisti) non rispondono con il loro patrimonio personale, ma solamente con dei limiti delle quote versate da ciascun socio
  • In questo caso e la forma più favorevole una d.o.o., rispetto a delle altre forme giuridiche.

Come costituite una d.o.o.?

La fase iniziale:

Per creare una società a responsabilità limitata GRATIS, per prima cosa dovrà visitare la pagina del sito web http://evem.gov.si/evem, dopo dovrà seguire tutti i passi della descrizione specificata e con i pochi pasaggi creerà una società a responsabilità limitata Slovena.

Le caratteristiche dela socetà d.o.o. sono seguenti:
 

  • Il capitale sociale minimo ammonta a 7.500 euro quale viene versato esclusivamente in contanti o tramite bonifico bancario su il conto corrente della società costituita, prima della registrazione nel registro delle imprese.
  • La S.r.l. può costituirsi per contratto dall'atto costitutivo quale si conclude nel modulo VEM. Una volta adempiuto il modulo non può essere più modificato perche viene generato automaticamente dal sistema eletronico VEM. La stessa cosa succede con tutti i documenti presentati in allegato quali servono per la costituzione .
  • Una società d.o.o.  con un membro solo puo gestire registro in una forma elletronica mentre la socieà con i piu membri gestisce la visura camerale in forma cartacea.


Per stabilire una società tramite sistema e-VEM si deve prima procurare un certificato digitale..

Se non si procura un certificato digitale si può ancora prendere una via classica e si va dal notaio dove le vengono addebitati i costi notarili. I prezi sono intorno a 360 euro piu i costi di questioni legali che variano vicino a 120 euro.

Seconda fase:

Ce un'altro modo come stabilire una semplice società d.o.o. Si deve rivolgere ad un consulente in uno dei punti VEM dove le assistono con la registrazione per la costituzione di una societa. Queste istruzioni valgono solo per un SEMPLICE d.o.o., altrimenti le vengono addebitati i costi notarili.

Elenco dei punti VEM.

Capitale sociale di d.o.o.
 

  • Il minimo ammonto di capitale sociale deve essere 7.500,00 euro. L'ammontare del capitale può essere determinato in misura inferiore a euro settemila e cinquecento, pari almeno a cinquanta euro per ogni ingresso
  • I conferimenti per capitale sociale iniziali devono farsi in denaro o delle totalità dei conferimenti in beni quali vengono confermati con le fatture non piu vecchie di tre mesi (se fondatore già possiede impianti esistenti o le materie prime)
  • Il contributo in natura può essere fornito nella forma di beni mobiliari o immobiliari, con i diritti dell'impresa o con le  parti dell'impresa. Il contributo in natura si considera come un aquisto iniziale dei elementi immobiliari, che la Società  ottiene e  fornisce con conferimento di suoi soci.
  • I conferimenti (contributo in natura) devono essere versati prima della  presentazione di domanda per registrazione nel registro delle imprese. Se il valore del contributo in natura non ammonta alla somma iniziale di capitale sociale, la differenza la dovrano pagare i soci.
  • I conferimenti vengono versati sul conto della ditta, con quali il direttore della ditta può gestire liberamente 
  • I conferimenti in denaro devono essere versati sul conto corrente della impresa stabilita


Resoconto dei beni in natura:

Se l'impresa viene costituita anche con dei beni in natura è necessario prima presentare una domanda dei membri dove viene fatto il rapporto con le quote dei beni in natura di ciascun membro. Il rapporto dimostra lo stato del valore reale dei beni in natura, che non sia inferiore all'importo minimo obligatorio del conferimento per capitale sociale. Se invece importo viene investito da una società esistente, quella società dovrà presentare i documenti del bilancio aziendale e il rapporto annuale  dei l'ultimi due anni successivi..

Se il valore totale dei beni in natura superà il valore dei 100.000 euro devono i membri presentare un rapporto emesso da un revisore legale, quale verifica il valore stimato dei beni in natura. La recensione di un revisore non e necessaria, se i conferimenti vengono depositati come i titoli emessi da una società o se  i beni in natura hanno un valore contabile reale verificabile nell'ultimo rapporto annuale quale viene preparato secondo la legge delle società per azioni. Nel caso di aquisizione di reale è necessirio con il contratto sociale stipulare l'oggetto di acquisizione di reale e la persona da cui l'azienda acquisisce il soggetto.

Esempio di una società individuale

Se il capitale sociale non viene pagato in denaro si deve garantire la sicurezza per la parte quale non ragiunge la somma totale. Prima di presentare la richiesta per l'iscrizione nel registro delle imprese, il fondatore della società deve presentare un atto amministrativo per il pagamento della cauzione dei costi giuridici..

Conto temporaneo

Il fondatore della società deve presentare una applicazione per l'apertura di un conto di deposito nella banca. la banca apre un conto per il deposito temporaneo o normale conto corrente dove si versa il capitale sociale. La banca emette una conferma di capitale versato per la constituztione della società, quale devono dopo i soci fornire ad un notaio  per presentare la richiesta  per inscrizione nel registro delle imprese.

Il contratto sociale o l'atto costitutivo

La società è costituita da un accordo quale può essere concluso nella forma di un atto notarile o su un modulo fatto aposita, in formato cartaceo o elettronico. Se il contratto sociale non e in una forma generale deve essere sottoscritt dal socio di fiducia. Nel caso di uno dei fondatori adottato statuto

Quando il contratto sociale è corrisposto sotto forma di un atto notarile?

La società è costituita da un contratto  di un documento notarile nei casi  seguenti:

1. Versamento dei contributi di base tra i azzionisti come:

  • Beni  in natura (dele cose, crediti verso e altri diritti) o contributi in denaro, che saranno in parte versati a meno di un quarto di deposito o al minimo € 7.500,  pagati  prima di porre la applicazione per la inscrizione   nel registro delle imprese.  Resto dovrà essere finanziato  solo entro un determinato periodo dopo la registrazione dela costituzione nel registro.
  • Se gli azionisti sottoscrivono un accordo nel contratto sociale per il trasferimento delle azioni, gestione della società o altri accordi ausiliari; 

2.  Se per altre ragioni i soci vogliono stabilire la società tramirte un contrato del notaio con un  atto      notarile
 

  • Il contratto sociale a cui i soci hanno sottoscritto da un agente deve essere accompagnata dal potere družbenikovo. Se il contratto sociale è la forma di un atto notarile, il potere družbenikovo notaio per confermare, ma se il contratto sociale è una forma speciale deve firmare per conto dei membri certificati.  L'autorizzazione non serve se rappresentante dei azionisti ha già la autorizazione legale per stipulare il contratto della costituzione di società
     

Gli elementi del contratto:
 

  • il nome completo e il nome di residenza o di lavoro e la sede sociale di ogni membro;
  • ragione sociale, la sede legale e la società;
  • indicando l'ammontare del capitale sociale e la quota di ciascun ingresso individualmente per ciascun membro indicando il input di base e la sua quota di –  attività;
  • Tempo della società, se è stabilito per un periodo determinato;
  • passività potenziali sostenute dai soci alla società, oltre al pagamento del input di base, e le passività potenziali della società agli azionisti. 

Firma

Questo è il nome con cui l'azienda opera. Si compone di:

  • Attività
  • Abbreviazione d.o.o.,
  • Nomi di fantasia: ulteriori dettagli dell'azienda ingredienti indicano che non dovrebbe essere tale che raccolti o dare luogo a confusione circa la natura e la portata delle operazioni, o che ci potrebbe essere una confusione con il nome, segni distintivi o altre persone, o per violare i diritti degli altri.

Esempio: Fortes pro d.o.o., consulenza e servizi, d.o.o.

  • Fortes pro è un nome di fantasia, un componente aggiuntivo,
  • svilupo web e consulenza indicando la attività della società,
  • d.o.o. indicando la forma giuridica della società.


I limiti per nome di fantasia

Il nome della impresa puo essere formato anche dale frasi che indicano la operazioni quali esercita (realiza) la società. Il nome dell'impresa puo essere formato anche da le frasi che indicano le operazioni quali esercita la società. Il nome non puo indicare i fatti quali sono contro la legge e non puo violare i diritti degli altri. Deve essere semplice e chiaro. Il nome dell'azienda non puo contenere i nomi e i segni dei paesi esteri o i nomi delle organizazioni internazionali. Parola "Slovenia"  o le sue origini e abbreviazioni,  anche come  la bandiera o lo stemma della Republica di Slovenia possono essere usati nel nome soltanto con l'autorizzazione del governo della Repubblica  di Slovenia. (in seguito: il Governo).

Si deve ottenere l'autorizzazione dal governo o comune locale anche se si vuole usare le parole come "nazione, repubblica, comune" e così via.

Il nome o cognome o qualsiasi pseudonimo di un personaggio storico si puo usare soltanto con ottenimento d'autorizazione dal suoi parente fino la terza generazione in caso sia gia morto e con il permesso del ministero della cultura.

Studio non deve contenere parole o caratteri:

  • Contro la  legge o al buoncostume (immorale),
  • i marchi conosciuti o i marchi gia in uso da le altre ditte
  • Includere o imitare i segni ufficiali


Il nome ufficiale dell impresa deve essere in lingua Slovena. Traduzione nelle altre lingue puo essere in uso solo in combinazione. In deroga al paragrafo precedente, si puo usare il nome nelle altre lingue se:
 

  • Il nome viene composto da nome o cognome del socio,
  • corrisponde al nome di marchio registrato,
  • un nome inventato che non e composto dai caratteri stranieri 
  • uso di una Lingua morta, che è conosciuta ma non più parlata da una comunità.


Q, X, Y, W non si considerano come lettere straniere..

Il nome ha anche inteso

L'idea per il nome dell'impresa la potete verificatelo qui.

Sede centrale e l'indirizzo professionale

La sede centrale della società e il luogo quale viene inscritto nel registro dell imprese. Si puo operare dal  ufficio stabilito, dove si svolge la magior parte dell' attività. L'indirizzo commerciale e  lo stesso come la sede dell impresa.

Esempio: Sedile – Impianti, indirizzo commerciale – Pavlinova 3.

Dove posso avere la sede legale e l'indirizzo professionale?
 

  • alla sua residenza
  • dai genitori o amici
  • ad un'altra società, ecc (esempio:  il nostro ufficio virtuale) .

Non si richiedono i termini speciali per stabilire la sede della società. L'indirizzo commerciale può essere qualsiasi per quanto riguarda l'attività, per i quali sono normativi i termini particolari e se si attiene alle regole quali può leggere in seguito

O permesso di operare nelle loro case?

Se il domicilio di attività viene registrato l'indirizzo della vostra residenza, si deve fare l'atenzione di non disturbare con svolgimento di attività gli altri residenti del condominio e si deve ottenere piu di tre quarti dei consensi dagli essi..

Se siete in affitto si può, con il consenso del proprietario, fare il registro dell'attività allo stesso indirizzo. Con il proprietario si deve stipulare il contratto. Per la validità del contratto si devono ancora ottenere i consensi dei altri abitanti come abbiamo menzionati in precedenza. Se non si ottengono le quote necessarie di conferme o se ci siano dei motivi giustificabili può il proprietario recedere dal contratto. Nel caso di ottenimento di tutte le autorizzazioni, si può cominciare con svolgimento dell'attività quale non disturba gli dintorni

Pursuit dei locali commerciali

Dipende di che tipo di attività si svolge. Se si gestirà un locale allora si dovrà prendere in affito un locale e si dovrà ottenere autorizzazione della unità amministrativa

Le condizioni sono prescritte per le attività tipo alberghi, ristoranti, parrucchieri, sala massaggi, insegnamento e cosi via.

Attività

Per registrare una nuova attività, si deve prima decidere di che operazioni si voglia svolgere. Per le alcune attività ci sono delle regole prescrite, le altre invece si possano svolgere liberamente. Le attività si devono determinare in conformità con delle classificazioni delle attività.  Per alcune attività ci sono prescritte le condizioni di lavoro. Volendo, si possono registrare più attività contemporaneamente. Normalmente ci sono dei requisiti aggiuntivi per le attività commerciali tipo le construzioni , parrucchieri, meccanici e così via.

Il registro delle decisioni

Se la società ha un unico azionista (società individuale d.o.o.), quest'ultimo è obbligato prima dell'iscrizione nel registro delle imprese di preparare e certificare il registro delle decisioni.

Presentare la domanda per inscrizione nel registro tributario, per ottenimento del codice fiscale (modulo DR-04)
Si ottiene lo stato di una persona giuridica, dopo otto giorni dalla inscrizione nel registro dell'ufficio delle imposte, con la struttura organizzativa presentata, con tutte le località dei locali quali si utilizzerà per svolgere l'attivita e tutti investimenti di capitali in patria o all'estero, con la dichiarazione di tutti i conti correnti e la presentazione di chi gestirà i libri aziendali.

Qual è il codice fiscale?

Il codice fiscale viene assegnato ad un contribuente per partita IVA e si applica su tutte le fatture e i documenti Si usa per l'identificazione del fatturato quale si svolge fra tutti i paesi eropei e per attraversare le dogane senza complicazioni.

La domanda per la registrazione nell ufficio d'entrate puo essere presentata solo da una persona responsabile o autorizata dal qualsiai ugfficio d'entrate Sloveno. Basato su la domanda presentata ufficio inscrive la ditta nel registro tributario e gli assegna un codice fiscale qule viene indicato sul certificato. La ditta diventai una persona giuridica.

Dal numero d'identificazione del contribuente risulta:
 

  1. Dichiarazione dei redditi, dichiarazione dei redditi, gli altri documenti e le suppliche rivolte al fisco;
  2. Gli altri documenti, se e così previsto dalla legge sul diritto di procedura fiscale in materia di tassazione e di altre leggi.


Modulo DR-04 >>

La presentazione di domanda di rilascio di un numero di identificazione IVA (modello IVA-P2)

Non e obbligatorio registrarsi nel sistema dell'IVA tranne se la società si aspetta piu di 50.000 euro del fatturato annuale. Si deve registrare nel mese in cui si prevede di superare il limite di 50.000 euro del fatturato imponibile. Il soggeto può decidere di identificarsi come contribuente per la partita IVA anche se il suo fatturato e inferiore dei 50.000 euro. In tale caso deve essere contribuente inscritto nel sistema per un periodo minimo di 60 mesi. Basato sulla domanda presentata per ottenimento del codice fiscale per partita IVA l'autorita fiscale prende la decisione se assegnare il codice fiscale alla società. Il codice viene emesso entro l'ultimo giorno del mese successivo da quale sia stata presentata la domanda per ottenimento. Quando il soggetto diventa contribuente deve cominciare ad addebitare l'IVA e conformarsi agli obblighi in conformità con la legge dell'imposta valore aggiunto.

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Fisco, se l’evasione non è un reato

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Il decreto sul penale tributario

Il decreto legislativo sul diritto penale tributario ha suscitato forti polemiche, tanto che il Consiglio dei ministri sarà chiamato a una nuova deliberazione.
Tuttavia, al di là delle polemiche, sembra utile ragionare sulla ratio del provvedimento e sulle sue possibili conseguenze economiche. Secondo la teoria di base sull’evasione fiscale, l’entità e la certezza delle pene rappresentano un importante, anzi irrinunciabile, elemento di deterrenza nei confronti dei potenziali evasori. Se la sanzione, anziché solo pecuniaria, è anche penale e detentiva, l’effetto di deterrenza è ovviamente maggiore.

Nella situazione italiana attuale la percezione del cittadino comune nei confronti della normativa penale tributaria non è certo quella di un eccesso di severità; i detenuti per evasione fiscale (se esistono) non sono certo tanti da contribuire all’affollamento delle carceri. Quindi, l’attesa del cittadino comune non appare certo a favore di una generale depenalizzazione. È vero che in un Paese ad alto tasso di illegalità fiscale bisogna evitare il rischio di ingolfare i tribunali con decine di migliaia di processi per evasione fiscale anche di modeste dimensioni, ma a questo fine è sufficiente prevedere limiti di punibilità adeguati e differenziati in base alla gravità del comportamento.

Comunque, è evidente che in questa materia sarebbe auspicabile una certa severità che, a rigor di logica, non dovrebbe essere inferiore a quella che si applica in altri Paesi.

Depenalizzazione generalizzata

Il decreto nella formulazione uscita dal Consiglio dei ministri prevede invece una generale depenalizzazione di tutti i reati tributari.

La prima questione che viene affrontata è quella del cosiddetto abuso del diritto, cioè dell’elusione fiscale, che viene totalmente depenalizzato (e a furor di popolo!). Se si guarda ai modelli degli economisti, in verità non è possibile riscontrare una differenza analitica tra evasione ed elusione fiscale: in ambedue i casi il contribuente evita di pagare le imposte dovute o violando direttamente la legge o schivandone sapientemente l’applicabilità. La sostanza non cambia; e infatti, non a caso, l’elusione viene definita “l’evasione dei ricchi”.

Naturalmente da un punto di vista giuridico si può sostenere che l’evasione è illegale e l’elusione no, ma questo è proprio l’argomento utilizzato dalle grandi multinazionali di internet nelle audizioni presso il Congresso americano per giustificare il fatto di non pagare praticamente imposte: “Noi facciamo quello che le leggi dei diversi paesi ci consentono”. Vi è quindi una certa contraddizione tra la decisione di depenalizzare tali comportamenti e al tempo stesso sostenere gli sforzi dell’Ocse e del G20 per venire a capo dell’elusione fiscale internazionale.

Le misure discutibili

Ma al di là dell’abuso del diritto che si esprime compiutamente nella eliminazione della “falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie” come fattispecie di reato, vi sono numerose altre misure inquietanti nel decreto:

1) Viene introdotto il limite di 1000 euro per la punibilità del reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture false o simili, come se da un punto di vista logico in una ipotesi del genere l’ammontare potesse avere una qualche rilevanza.

2) Si depenalizzano tutte le operazioni di simulazione, interposizione di persona (giuridica) e frodi finanziarie, mediante uso di derivati, strumenti finanziari ibridi, eccetera, richiedendo a questo fine che esse abbiano dato luogo “a flussi finanziari annotati nelle strutture contabili”. Cioè sempre. Si vanificano quindi gli effetti penali di molte operazioni poste in essere dalle banche negli anni passati.

3) Si alzano le soglie di non punibilità da 50 a150mila euro con finalità deflattive dei processi, ma depenalizzando di fatto evasioni fino a 3-400mila euro di base imponibile, il che sembra eccessivo.

4) Si stabilisce la non punibilità della dichiarazione di costi non inerenti alla attività dell’impresa, e cioè della pratica molto diffusa di imputare come costi consumi personali o familiari del contribuente.

5) Ci si dimentica di inserire tra i reati punibili l’ipotesi di omessa dichiarazione da parte dei sostituti di imposta.

6) Si introduce una franchigia del 3 per cento del reddito dichiarato (e analogo limite per l’Iva) per la punibilità di tutti i reati, vanificando l’intero sistema delle soglie di esclusione su cui è costruito il decreto che così diventano inutili e di fatto variabili in base al reddito dei contribuenti (maggior reddito, maggiore possibilità di evasione).

7) Si elimina la possibilità del raddoppio dei termini di accertamento per i casi di frode fiscale, con il rischio di una perdita di gettito immediata (e poi permanente) di molti miliardi in quanto verrebbero vanificati moltissimi accertamenti.

In sostanza, sembra che il decreto faccia proprio un sentimento fortemente radicato in alcuni strati (minoritari, ma influenti) della opinione pubblica in base al quale l’evasione fiscale può anche essere perseguita, ma comunque non può essere considerata un reato, e non può essere equiparata ai comportamenti lesivi della proprietà privata (furto, rapina, eccetera): la vittima è lo Stato, che diamine!

Il rimpallo di responsabilità

Infine, è inquietante il fatto che la responsabilità delle modifiche al testo originario preparato da una Commissione presieduta da Franco Gallo, rimbalzi tra il Tesoro e Palazzo Chigi. Il ministero responsabile della formulazione del provvedimento e della sua presentazione al Consiglio dei ministri è infatti quello dell’Economia e delle finanze (di concerto con la Giustizia). Se il testo uscito dal Consiglio dei ministri è stato modificato, delle due l’una: o il ministro dell’Economia era d’accordo, o (ipotesi più grave) né lui né i suoi collaboratori si sono accorti che il testo era stato cambiato.

In conclusione, speriamo che superato lo sconcerto attuale si possa tornare a una soluzione equilibrata. Infatti non va dimenticato che la reputazione del nostro paese e del nostro sistema economico all’estero non dipende soltanto dalla maggiore o minore flessibilità del mercato del lavoro, ma anche, e soprattutto, dal grado di legalità (o illegalità) prevalente nel sistema: evasione fiscale, corruzione, bilanci falsi, malavita organizzata rappresentano handicap molto gravi per l’Italia. Dare l’impressione di allentare le misure di controllo anziché inasprirle è molto pericoloso.

Vincenzo-Visco

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Alasdair McLeod: 2015 l’anno del grande crollo?

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Questo articolo e’ stato scritto qualche giorno fa da Alasdir McLeod, Direttore dell’Ufficio Ricerche di Goldmoney.

Quel che ti riporto in questo articolo e’ una sintesi del suo pensiero
(eh gia’, ha scritto tanto…).

“Il 2014 si e’ chiuso con due allarmanti eventi macroeconomici e finanziari: l’improvvisa impennata delle quotazioni del dollaro americano e il collasso delle quotazioni delle materie prime.

Per quale motivo questi eventi sono negativi? Un forte ribasso dei prezzi delle materie prime non sta a segnalare l’instaurarsi di un periodo favorevole per l’economia globale? Un periodo di stabilita’ finanziaria e di crescita non inflazionistica?

Apparentemente si, ma se approfondiamo le due questioni macroeconomiche, la realta’ si presenta in modo completamente differente.

La forza del dollaro e’ causata da un forte deflusso di capitali degli investitori dalle economie emergenti; questo comporta un riflusso di investimenti in queste economie che causa un crollo delle loro valute e un successivo innalzamento dei tassi d’interesse (per evitare il collasso monetario e l’iperinflazione).

Tassi d’interesse in ascesa comportano pero’, un cedimento dell’attivita’ economica, sia industriale che agricola.

La crisi economica, pertanto,  sfocia in crisi finanziaria e viceversa.

Il collasso delle economie emergenti segue un lungo periodo di espansione del credito all’interno di questi sistemi economici: tassi d’interesse in calo hanno stimolato molti operatori del settore economico e finanziario, nonche’ molti privati  a indebitarsi (anche in dollari americani) e a investire nell’economia.

Se ora queste economie crollano, sara’ impossibile per questi operatori onorare l’enorme quantita’ di debiti contratti per investimenti.

Viviamo in un mondo globalizzato, informatizzato, finanziarizzato ed economicamente interdipendente: non possiamo pensare che un collasso delle economie emergenti non si riverberi negativamente anche verso le economie dell’Occidente.

Inoltre: nel 2000 il PIL degli USA era pari a un terzo del PIL globale: oggi l’economia USA vale un quinto dell’economia globale ma il dollaro americano e’ tuttora valuta di riserva, e molti operatori dei paesi emergenti si sono indebitati in dollari americani.

Come faranno a ripagare i debiti contratti se le loro valute si svalutano rispetto al dollaro con cui hanno assunto dei debiti?

Il crollo delle materie prime fondamentali nel secondo semestre del 2014 (petrolio e gas, ferro, rame e altre materie prime industriali) riflettono il crollo degli investimenti globali nell’economia reale e la caduta della domanda mondiale.

Quindi, il rafforzamento del dollaro non riflette “fondamentali” economici globali positivi: bensi’ il contrario, essendo causato dalla “fuga” dei capitali verso un asset (il dollaro), considerato bene rifugio……..

Prendiamo come esempio il Giappone: il debito pubblico si avvia verso 1,2 quadrilioni di yen di debito pubblico: il deficit annuale e’ previsto in 41 trilioni di yen.

Il Governo di Shinzo Abe, tramite la Bank of Japan, sta acquistando asset finanziari di ogni tipo, nella speranza di inflazionare ulteriormente lo yen e rilanciare le esportazioni.

Da due anni, dall’inizio dell'”Abenomics”, lo yen ha perduto il 37% del suo valore contro il biglietto verde, portandosi da 75 yen contro 1 dollaro a 120 contro 1 dollaro.

Questa e’ la strada che porta diritti all’iperinflazione e al collasso economico.

Shinzo Abe sta distruggendo il valore dello yen e del risparmio del settore privato, condurra’ il Giappone al crollo totale.

Il sistema sociale, sanitario e pensionistico (welfare state) giapponese, non potra’ che precipitare rovinosamente, assieme alla sua valuta: il Giappone e’ in declino demografico da anni, chi paghera’ tutti i debiti contratti dal settore pubblico? La Banca Centrale del Giappone, sara’ costretta a emettere migliaia di tonnellate di moneta aggiuntiva per evitare il default del Giappone, ma causera’ la distruzione del valore dello Yen.

Anche l’Eurozona e’ sicuramente avviata verso un periodo di profonde turbolenze, sia di natura economico-finanziaria che politico-sociale.

A breve l’Eurozona potrebbe dover affrontare l’uscita della Grecia dalla zona Euro oppure un’altra rovinosa ristrutturazione del debito pubblico ellenico,  che potrebbe erompere in “effetto contagio” presso altre nazioni “periferiche” della UE,  con ulteriori turbolenze finanziarie e politiche difficilmente contenibili.

Le economie e lo stato dei conti pubblici del “blocco nordico” (Germania, Olanda, Belgio, Finlandia e Lussemburgo) non sono paragonabili a quelli dei cosiddetti “Piigs”; la contraddizione tra il primo gruppo di paesi e i secondi, potrebbe deflagrare con esiti finanziari e geopolitici disastrosi ed imprevedibili.

La “disinflazione” in Germania e in tutto lo stato dell’Unione, causate anche dal crollo delle economie tedesca e finlandese a causa della crisi Russo-Ucraina, sta minando alla radice ogni possibilita’ di ripresa economica dell’Eurozona.

La BCE sara’ oltremodo costretta, nelle prossime riunioni del suo Direttivo, ad espandere aggressivamente l’offerta di moneta per tentare di inflazionare l’Euro e rilanciare il settore delle esportazioni.

Sara’ la versione fallimentare europea dell'”Abenomics”  di marca giapponese.

L’economia del Giappone, quella dei paesi emergenti e quella dell’Eurozona, valgono per il 62% del PIL mondiale; USA e Regno Unito, valgono il 26% del PIL mondiale.

Anche ammettendo che le economie di USA e Regno Unito non stiano rallentando, un crollo dell’economia giapponese, dei paesi emergenti e dell’Eurozona, basterebbe a riverberarsi negativamente anche nelle economie (nonche’ nelle due sfere finanziarie) degli USA e Regno Unito.

Nel 2015, viste le premesse di cui sopra, un crollo economico e finanziario molto piu’ intenso e drammatico del crollo della Lehman Brothers non puo’ NON essere preso in considerazione.

Il collasso economico globale culminerebbe nel collasso delle attivita’ finanziarie: azioni e obbligazioni. Poi, il crollo finanziario sfocerebbe nello scoppio fragoroso, con tutta la sua potenza, nei mercati degli strumenti finanziari derivati; assisteremmo in quel caso, anche al crollo del sistema monetario mondiale e al collasso dei fondi sovrani; ci avvieremmo cosi’, al crollo sistemico globale.

Solo i metalli preziosi sarebbero risparmiati dal cedimento e dal tracollo; anzi, vedrebbero incrementare le proprie quotazioni.

I metalli preziosi fisici sono gli unici assets che le Banche Centrali e i Governi non possono controllare.

E’ vero, possono distorcere i prezzi di oro e argento nel breve e medio periodo tramite il controllo dei mercati dell’oro e argento finanziario: ma, quando si diffondera’ la sfiducia globale nel sistema finanziario mondiale, Banche Centrali e Governi saranno del tutto impotenti, e una crisi economica globale sara’ il catalizzatore per i prezzi di oro e argento.

Dai un’occhiata ai ritmi di espansione monetaria nel grafico qui sotto: dal 200 a oggi, la dilatazione delle monete “fiat” e’ impressionante.

FIATMONEYQUANTITI

CONCLUSIONE

Evidenze economiche ci avvisano che il 2015, potrebbe essere l’anno dell’inizio dell’ondata di crolli economici e finanziari che caratterizzeranno i prossimi anni.

La crisi economica globale e’ sempre piu’ acuta e sfocera’ in una serie di crisi sistemiche finanziarie e valutarie, di carattere mondiale.

Azioni, obbligazioni e mercato immobiliare sono i comparti piu’ vulnerabili all’ondata di crisi che si abbattera’ sul sistema economico-finanziario.

I metalli preziosi fisici (oro e argento) sono l’ultimo bene rifugio che Banche Centrali e Governi, ne’ il sistema finanziario in generale, saranno in grado di controllare ulteriormente.

Per tentare di bloccare l’ondata di crisi finanziarie, Banche Centrali e Governi dovranno necessariamente espandere ulteriormente l’offerta di mon eta, nella speranza di evitare il default sistemico globale.

Infine: i prezzi dei metalli preziosi (sia oro che argento), sono tuttora estremamente sottovalutati.

Dal 2015, non rivedremo piu’ le quotazioni dei metalli preziosi a questi prezzi.”

COMMENTO di Riccardo Gaiolini

Ciao Raffaele,
il mercato potenzialmente piu’ “pericoloso” non e’ l’azionario, bensi’ l’obbligazionario.

Il mercato obbligazionario, dal 2000 si e’ triplicato, arrivando a un ammontare di 100 trilioni di dollari amercani.

Il mercato dei “derivati finanziari” (ovvero i CDS – Credit Default Swaps – forme cosiddette “assicurative” contro i rischi d’insolvenza di stati sovrani od obbligazioni corporates) e’ arrivato a un ammontare di 550 trilioni di dollari americani, ovvero 5 volte l’importo stratosferico del mercato obbligazionario.

Sono tutte “assicurazioni” fasulle, ovvero le grandi banche d’affari che hanno assicurato gli importi dei mercati obbligazionari, nel caso d’insolvenza di una o piu’ aziende oppure di stati sovrani non avrebbero neppure in forma minima i capitali per rimborsare le entita’ economiche che si sono assicurate contro i defaults; cosi’ funziona il “mercato liberalizzato” (cioe’ la “speculazione istituzionalizzata”).

Quando la ripresa economica mondiale ripartira’, i tassi d’interesse, per la legge della domanda e dell’offerta, partiranno al rialzo, e allora, sara’ l’Apocalisse sui mercati obbligazionari.

Oggi i mercati obbligazionari, a livello globale, viaggiano all’interno di una “Bolla” di proporzioni gigantesche. Le quotazioni delle obbligazioni sono ai loro massimi storici e gli interessi sulle stesse ai minimi.

Quando i tassi d’interesse si leveranno in alto, il mercato obbligazionario mondiale subira’ un terremoto senza alcun precedente, perche’ Stati e Imprese saranno costrette a pagare interessi in rialzo su capitali stratosferici: i fondi d’investimento che questi anni hanno comperato obbligazioni a prezzi esorbitanti vedranno le quotazioni crollare e i loro capitali sfumeranno in vapore.

A quel punto le banche centrali perderanno il controllo della situazione, e per evitare il default globale del mercato obbligazionario, saranno costrette, di nuovo, a espandere la massa monetaria, questa volta con effetti catastrofici (iperinflazione).

Del resto, non potranno permettersi una serie di defaults su larga scala, perche’ chi rimborsera’ 555 trilioni di derivati finanziari sui mercati obbligazionari? Ecco perche’ il “sistema” fa di tutto per evitare i defaults, perche’ non vi sarebbero abbastanza denari per pagare i CDS.

Oro fisico e azioni minerarie sono l’unica ancora di salvezza in questo sistema monetario, finanziario ed economico, marcio fin dalle fondamenta.

Ciao

Riccardo Gaiolini
Analyst & Research

 

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BALLE SPAZIALI (a proposito delle previsioni sull’economia italiana nel 2015) di Piemme

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Non solo l'indice di gradimento di Matteo Renzi ma il destino del suo governo sono appesi, al netto delle vittorie di Pirro sul piano politico-tattico, alla cosiddetta "crescita". Se non l'avrà presto, nel corso del 2015, le sorti del governo sono segnate, ed il renzismo andrà a farsi friggere.

[ 6 febbraio 2015]

Chiariamo subito un punto per poi riprendere il discorso.

 
Come insegnano la storia del capitalismo (vedi anche il "miracolo economico" italiano negli anni '50 del secolo scorso) si può avere "crescita" del Pil e parallela CRESCITA della miseria sociale di massa. Un'azienda può ad esempio aumentare il suo fatturato spremendo come limoni le maestranze, riducendo sia addetti che i salari. Ciò che crescerebbe sarebbero solo i profitti di chi detiene il capitale — profitti che poi, invece di essere investiti per allargare la base produttiva, potrebbero essere giocati nelle bische della finanza speculativa.
 
Non è quindi escluso, come insegnano i casi recenti di Spagna e Irlanda, che una strategia mercantilistica e liberista basata sul mix di austerità interna e aumento delle esportazioni produca un aumento del Pil.
 
E' esattamente questa la strategia tedesca che, di concerto, i burosauri europei ed i Quisling Monti e Letta hanno deciso di imporre al nostro Paese. 
 
Il governo Renzi, nella sostanza, non ha cambiato strada (vedi Jobs Act) visto che gli 80 euro messi in una tasca sono stati tolti dall'altra, a conferma che l'obbiettivo non è il rilancio di investimenti e consumi del mercato interno (tantomeno della keynesiana "domanda aggregata) ma sfondare sui mercati esteri, con una competitività fondata su bassi salari, l'aumento dello sfruttamento dei salariati e il sacrificio dei diritti —e qui si spiega lo scontro con la CGIL e la fronda interna al Pd.
 
Ma l'Italia conoscerà nel 2015 questa "crescita"?

 
Secondo le previsioni Centro Studi della Confindustria [vedi immagine a destra] avremo addirittura un balzo del 2,1% nel 2015 e addirittura del 2,5% nel 2016. L'Italia decollerebbe e Renzi avrebbe vinto la partita. 
 
Abbiamo il sospetto che queste previsioni, come quelle che ci han dato dal 2009 in poi, siano completamente sballate.
 
Lo diciamo noi? No, lo sostiene la Commissione europea in uno studio pubblicato proprio oggi. Ed il risultato è ben diverso da quello fornito dalla Confindustria.
– La Commissione europea ha confermato la stima sul Pil dell'Italia per quest'anno ad un misero + 0,6%.
– Quanto al mercato del lavoro il tasso di disoccupazione resterà al al 12,8%.
– Sul fronte dei prezzi per l'Italia la Commissione europea ha infatti ridotto la stima sull'indice dei prezzi al consumo per il 2015 dal +0,5% al -0,3% (nel 2014 l'indice dei prezzi stava al -0,2%).
– Sui conti pubblici italiani la Commissione prevede infatti che il deficit di bilancio quest'anno si attesti al 2,6% del Pil, in calo rispetto al 3% del 2014, mentre nel 2016 è stimato al 2%. 

 

 

Voi a chi credereste? Agli azzeccagarbugli della Confindustria che stampellano Renzi o alla Commissione europea? Noi alla seconda.
 

In soldoni: nel 2015, con un +0,6% (e staremo a vedere), l'economia italiana sarà ancora recessione reale e in deflazione, di qui l'aumento della disoccupazione, con l'inevitabile effetto di costringere chi ne ha bisogno a lavorare senza diritti per salari di fame. Ed il debito pubblico? Ma è ovvio che non scenderà.
 
Riprendo il filo del discorso e concludendolo: non sarà un anno rosa e fiori per nessuno di noi, ma nemmeno, se questo può consolarci, per Renzi ed il suo governo i quali, alle prese con la dura realtà, vacillerranno, fino forse, come si augurava Eugenio Scalfari e segnalavamo nell'agosto scorso, a lasciar posto alla troika.
 
Il "bello" deve ancora venire.
 

< Fonte:  http://sollevazione.blogspot.it/2015/02/balle-spaziali-proposito-delle.html >

< Il miglior commento, secondo la redazione: >

Anonimo scrive:

6 febbraio 2015 17:03

Ragazzi una volta per tutte: euro e mica euro, europa merkel germania spread etc. etc. NON SONO I PROBLEMI DELL'ITALIA! E se lo sono, in un'ipotetica classifica dei problemi reali, verrebbero ben oltre il decimo posto.
Il problema di questo paese sono i PARTITI! che controllano tutto, che rubano e mangiano, che assumono gente inutile che poi voterà per loro, che si riuniscono 10 volte al giorno nei comuni per prendere il gettone ma che poi non fanno una mazza! Non che fanno poco, non fanno proprio una cippa di nulla! Quelli che non riformano la giustizia perchè altrimenti sarebbero i primi ad andare dentro! Quelli che ti raccontano in tv che ci vogliono sacrifici ma che poi loro non si tagliano nemmeno le unghie! I forestali! La sanità campana e… devo andare avanti? E noi pecoroni crediamo che il problema sia l'euro….
RAGLIA RAGLIA POVERA ITAGLIA..

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