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Conditions for cross-border/temporary provisions of activity or professions

slovenia

Cross-border/temporary provision of services means that you occasionally perform an activity or profession in an EU, EEA Member Countries or the Swiss Confederation where you do not have a head office.

The conditions are:

  • as a legal entity, you are legally established in one of the 28 EU Member Countries or in one of the following three countries: Norway, Iceland and Liechtenstein; 
  • as a natural person, you are a citizen of one of the aforementioned countries.

The notion of cross-border/temporary provision of services is defined according to the frequency, regularity and permanence of service.

The freedom of cross-border/temporary provision of services does not apply to those who perform a service on a permanent basis. In this case, you must start residing in another Member Country, meaning that you have to establish a company or branch there and acquire confirmation of application for residence.

Prior to initiating the occasional performance of any service in Slovenia, you must always obtain a Slovenian tax number. 

The law does not stipulate the duration of the occasional period. The European Court holds that an occasional period may be several years, e.g. in the case of major construction projects. With regard to taxation, it should be considered that in the case of occasional performances of services, the condition of a ‘permanent business unit’ is fulfilled.

What do you have to consider before initiating the cross-border/temporary provision of service?

In most cases, you may start performing your service on a cross-border/temporary basis after obtaining a Slovenian tax number.

The Slovenian competent authority requires you to submit some information. Additional information is required only in cases of activities or professions that are regulated in Slovenia.

Verify the conditions for cross-border/temporary provision of service 

Any possible conditions for cross-border/temporary performance of activities or profession can be verified in the list of activities and professions.

Requirements and procedures prior to cross-border/temporary provision of services

Application to provide cross-border/temporary service

In the case of most regulated services, prior to commencing the cross-border/temporary provision of services in Slovenia, you must submit a written application to the competent authority.
The application procedure is uniform for all professions and is stipulated by the Directive on Professions MORE+

With regard to activities, the procedure depends on the activity you wish to perform. Frequently, within the cross-border/temporary provision of activities, only professional qualifications are verified. However, this is not a rule.

Acquisition of a permit

In the case of some regulated services, the competent authority requires a written application and also the acquisition of a specific permit.
Some regulated activities or professions do not stipulate any conditions for cross-border/occasional activities. The service provider must fulfil those conditions laid down in the Member Country where the provider has its head office.
In Slovenia, no application of service is required in this case. Cases of such activities are hairdressing, the organisation and sale of tourist packages, the repair of electrical devices, car painting.

Cross-border/temporary provision of services in Slovenia is not always possible

Despite the provisions of the Directive on Professions and Services, some activities and professions in Slovenia may not be performed on a cross-border/temporary level. You may perform them if you establish a company in Slovenia or initiate a contractual relationship with a Slovenian business entity.

fonte ufficiale Repubblica di Slovenia

http://eugo.gov.si/en/starting/cross-bordertemporary-provision-of-services/

 

 

 

 

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lettera al direttore… Re: Bulgaria e società estere

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Ciao Edmond, innanzitutto grazie per i tuoi post assolutamente istruttivi.Visto che vedo che sei pratico della Bulgaria volevo chiederti una cosa.
Se uno diventa residente bulgaro come persona fisica e ha una società offshore ,diciamo Belize o quant'altro comunque extra UE,come viene considerato ai fini della tassazione dalla Bulgaria?

Paga le tasse solo sui dividendi conseguiti da detta società ?
Ti ringrazio anticipatamente     Xxxxxxx

Citazione Originariamente Scritto da Xxxxx Xxxxxxx
 

devi certamente pagare le tasse per i redditi prodotti in BG…

per i redditi prodotti da un residente in BG, cittadino straniero, dipende dagli accordi fra BG e paese in cui tu produci il reddito… caso per caso, bisogna vedere i DTA relativi e/o la normativa nazionale relativa a utili prodotti in generale fuori giurisdizione… esempio: Malta tassa gli utili prodotti dai suoi residenti,  fuori dal suo territorio, al 5%.

per il BG/Belize devo informarmi…

poi, devi inoltre considerare:

che volontà ha, ogni stato, di vessare i propri residenti/cittadini contribuenti….

…intendo dire quanto ogni stato applica la consuetudine di: "occhio non vede fisco non duole ".

Fino al colpo di stato del 1992, in virtù della "Pax DC"* ,  nessuno in Italia si sarebbe mai sognato di perseguire un industriale e/o commerciante per evasione fiscale,  figurati per elusione !!

con l'avvento al potere dei catto-comunisti e dei gayo-maoisti **,  la persecuzione del ceto produttivo in Italia è diventato, via via, più assidua fino a raggiungere i livelli di una vera e propria "pulizia etnica" in stile serbo-balcanica ed al genocidio del ceto imprenditoriale/produttivo, ormai conclamato.

<N.d.R.>
*…con "Pax DC" si intende l'accordo intercorso dal 1948 al colpo di stato del 1992 fra l'allora Democrazia Cristiana nelle regioni bianche (Lombardia, veneto, FVG, Trentino alto Adige …),
ed il ceto produttivo e le partite IVA di quelle regioni.

in sostanza gli allora politici democristiani, in cambio dei consenso elettorale e di cospicui finanziamenti elettorali (leggasi tangenti), garantirono i servizi indispensabili ed una sostanziale impunità per i reati tributari e le pratiche fiscali disinvolte in voga all'epoca… il conseguente risultato fu il "miracolo economico del nord est", che porto allo sviluppo e la prosperità di una micro-imprenditorialità diffusa che vede i suoi risultati più eclatanti nelle famiglie Benetton, Illy, Danieli e tante altre, oggi marchi multinazionali, leaders mondiali .

in contrapposizione alla "PaxDC" si instaurò nelle regioni rosse (Liguria, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Puglia), un analoga "PaxPCI" con finalità contrapposte ed il risultato di favorire selettivamente la prosperità degli iscritti al PCI, dando l'avvio all'attuale pulizia etno/partitica… fino a concretizzare l'attuale scandalo ed abominio delle cooperative rosse.

**…mi raccomando: definirli frocio-maoisti, configura il reato di omofobia, che è un reato molto grave, quindi vi invito a non utilizzare simili espressioni…
massimi esponenti: Vendola, Pisapia, Ignazio Marino, ed il mitico Alfonso Pecoraro Scanio che dall'età di 49 anni incassa ben 5.802 euro netti al mese di vitalizio… lavorate gente, lavorate…. è bello e fa allegria (gay) pagare le tasse per foraggiare Alfonso…

 

falce e morte

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E-commerce e TLC, contabilità IVA dettagliata nel MOSS – Aggiornamento

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Mini sportello unico –Aggiornamento

di Franco Ricca – Esperto fiscale

Adempimenti in formato UE per le imprese che aderiscono al regime IVA del MOSS (Mini one stop shop, o mini sportello unico): i margini di discrezionalità che sembrerebbero discendere dall’esonero dagli obblighi formali e contabili previsti dalla normativa interna, accordato dal D.Lgs. 31 marzo 2015, n. 42, sono interamente colmati dalle puntuali disposizioni unionali contenute nel regolamento n. 282/2011.

La normativa UE impone alle imprese che si avvalgono del regime speciale la rilevazione analitica delle operazioni.

Obblighi in regime “MOSS”

Le imprese che attivano in Italia il regime semplificato del mini sportello unico – sia nella versione “UE” che in quella “non UE” – per i servizi elettronici, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione prestati a privati consumatori dell’UE, devono presentare in via telematica all’Agenzia delle Entrate una dichiarazione delle predette prestazioni effettuate in ciascun trimestre solare, entro il giorno 20 del mese successivo alla fine del trimestre di riferimento, come previsto, in conformità alla direttiva IVA, dall’art. 74-quinquies, comma 6, D.P.R. n. 633/1972, nel testo integralmente sostituito dal D.Lgs. n. 42/2015.
La dichiarazione deve essere presentata anche in assenza di operazioni.
Entro lo stesso termine, le imprese devono versare l’imposta risultante dalla dichiarazione.
La dichiarazione trimestrale deve essere redatta secondo lo schema allegato C al provvedimento dell’Agenzia delle entrate del 23 aprile 2015 per il regime “non UE”, ovvero, per il regime “UE”, secondo lo schema allegato D allo stesso provvedimento, adottato ai sensi del comma 8 dell’art. 74-quinquies.
Il versamento dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione deve essere eseguito secondo le indicazioni anticipate dall’Agenzia con il comunicato stampa del 30 marzo 2015.

Fatturazione e registrazione

Ai sensi dell’art. 74-quinquies, comma 2, i soggetti che si avvalgono del regime speciale sono dispensati dagli obblighi di cui al titolo II del D.P.R. n. 633/1972, per cui non sono tenuti ad emettere fatture, a registrare le operazioni, ad istituire i registri contabili. Con decreto ministeriale, inoltre, dovrà essere disposto in via generale, come previsto dall’art. 7, comma 2, D.Lgs. n. 42/2015, l’esonero dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi delle “prestazioni di servizi di telecomunicazione, di servizi di teleradiodiffusione e di servizi elettronici rese a committenti che agiscono al di fuori dell’esercizio d’impresa, arte o professione”.
L’esonero dalla fatturazione accordato dalla normativa italiana, ovviamente, vale per le prestazioni effettuate in Italia (cioè quelle rese a privati consumatori ivi stabiliti); di conseguenza, destinatarie della previsione agevolativa sono le imprese extraUE che attivano il regime “non UE” in Italia, nonché, per effetto dell’analoga disposizione contenuta nel comma 5 dell’art. 74-septies, introdotto dal D.Lgs. n. 42/2015, le imprese che attivano il regime speciale in un altro Paese UE, relativamente alle prestazioni effettuate in Italia.
Non sono interessate all’esonero, invece, le imprese che attivano il regime “UE” in Italia, poiché da tale regime sono escluse le prestazioni rese a consumatori stabiliti nel Paese membro in cui l’impresa ha la propria sede o una stabile organizzazione.
In proposito, nella “Guida al mini sportello unico” diffusa il 23 ottobre 2013 dalla Commissione europea, è precisato che “in materia di fatturazione si applicano le norme dello Stato membro di consumo” (pag. 14 della “Guida”).
Tornando agli adempimenti, l’art. 74-quinquies, comma 10, impone alle imprese che si avvalgono del regime MOSS di conservare “un’idonea documentazione delle relative operazioni fino alla fine del decimo anno successivo a quello di effettuazione delle medesime. Tale documentazione è fornita, su richiesta, all’Amministrazione finanziaria e alle autorità fiscali degli Stati membri ove le operazioni sono state effettuate”.
La previsione è sostanzialmente conforme agli articoli 369 e 369-duodecies della direttiva IVA, che nell’ambito della disciplina del regime MOSS, rispettivamente nella versione “non UE” e “UE”, stabiliscono che il soggetto passivo deve tenere una documentazione delle operazioni effettuate nell’ambito del regime speciale “sufficientemente dettagliata” per consentire i controlli.

La contabilità in regime MOSS

La genericità della normativa primaria, sia sovranazionale che interna, sembrerebbe lasciare alle imprese ampia discrezionalità in ordine alla forma e ai contenuti della documentazione da porre in essere ai fini dei controlli. In realtà, non vi sono margini di autonomia, in quanto la normativa unionale secondaria definisce in modo estremamente puntuale quali sono le informazioni che le imprese in regime MOSS devono rilevare, nonché le modalità di rilevazione.
Di questi aspetti si occupa infatti l’art. 63-quater del regolamento (UE) n. 282/2011 del Consiglio del 15 marzo 2011, aggiunto dal regolamento (UE) n. 967/2012 del Consiglio del 9 ottobre 2012.
Al par. 1, tale articolo stabilisce che, per essere considerata “sufficientemente dettagliata” ai sensi dei richiamati articoli della direttiva, la documentazione che i soggetti passivi in regime “MOSS” devono predisporre e conservare deve contenere le seguenti informazioni:
a) lo Stato membro di consumo in cui il servizio è prestato;
b) il tipo di servizio prestato;
c) la data della prestazione del servizio;
d) la base imponibile con l’indicazione della valuta utilizzata;
e) eventuali aumenti o riduzioni successivi della base imponibile;
f) l’aliquota IVA applicata;
g) l’importo dell’IVA esigibile con l’indicazione della valuta utilizzata;
h) la data e l’importo dei pagamenti ricevuti;
i) eventuali acconti ricevuti prima della prestazione del servizio;
j) in caso di emissione di fattura, le informazioni riportate nella stessa;
k) il nome del destinatario, se noto al soggetto passivo;
l) le informazioni utilizzate per determinare il luogo in cui il destinatario è stabilito o ha l’indirizzo permanente o è abitualmente residente.
Ai sensi del par. 2 dello stesso articolo, le suddette informazioni “sono registrate dal soggetto passivo in modo tale da poter essere messe a disposizione per via elettronica tempestivamente e per ciascuna prestazione di servizi.”
Va ricordato che le disposizioni del regolamento sono obbligatorie e direttamente applicabili, a decorrere dal 1° gennaio 2015, in tutti gli Stati membri. Pertanto le imprese che si avvalgono del regime MOSS, ovunque identificate e a prescindere dalla normativa dello Stato membro di identificazione, devono in ogni caso attenersi alle puntuali indicazioni dell’art. 63-quater del regolamento.

 

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MOSS: il nuovo portale per versare l’iva sui servizi elettronici

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Il MOSS è il nuovo regime facoltativo adottato in seguito alla modifica delle norme sull’IVA relative al luogo della prestazione, per i servizi B2C di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici, prestati in altri Stati membri.

Dal 1° gennaio 2015 cambiano le regole Iva per i servizi forniti dai soggetti passivi (imprese, liberi professionisti, ditte individuali, ecc.) di telecomunicazione, tele radiodiffusione ed elettronici resi in altri stati Europei a clienti privati (non soggetti passivi iva).

Da questa data, infatti, l’iva deve essere applicata nello Stato del destinatario del servizio (la vostra cliente residente in Spagna per intenderci).

Per ovviare al problema sorto fino ad ora di doversi registrare ai fini iva in ogni stato in cui il cliente destinatario del servizio risiede, è stato introdotto il nuovo sistema Moss (mini one stop shop), che permette, registrandosi, di versare in Italia l’imposta dovuta su questi servizi.

Per chi, quindi?

Per chi è soggetto passivo residente in Italia, ossia chi ha una partita iva italiana ed effettua prestazioni di servizi a clienti “privati” residenti nell’Unione Europea.

Per quali servizi?

La norma europea parla dei servizi di telecomunicazione, tele radiodiffusione ed elettronici. Si tratta, ad esempio, di acquisti via web di software, mp3, app, …

Scaricare ad esempio sul proprio smartphone un’app o un brano musicale da un fornitore spagnolo comporterà il pagamento dell’iva al 22%, che è l’aliquota ordinaria prevista in Italia, invece del pagamento dell’iva al 21% applicata in Spagna.

Allo stesso modo un’imprenditrice stabilita in Italia che vende attraverso il proprio sito web un servizio elettronico al suo cliente privato residente in Lussemburgo, invece di applicare il 22% di iva dovrà applicare il 15% pari all’aliquota vigente in quel paese e versarla attraverso il regime Moss allo Stato italiano, che poi successivamente la trasferirà allo stato lussemburghese.

Come funziona?

La registrazione avviene attraverso una sezione specifica del sito dell’Agenzia delle Entrate, dove bisogna fornire una serie di informazioni per via elettronica.

Per chi è residente nella UE basta entrare nel sito e, attraverso le proprie credenziali Entratel o Fisconline, inviare la richiesta.

Per chi concluderà l’iter di registrazione a 2015 iniziato gli effetti decorreranno dal primo giorno del trimestre seguente a quello della comunicazione dell’intenzione di iniziare ad avvalersi del regime.

Se, prima di tale data, vengono effettuate operazioni rientranti nel regime, gli effetti decorrono dalla data della prima prestazione, purché il contribuente abbia comunicato allo Stato di identificazione di aver avviato attività rientranti nel regime entro il 10 del mese successivo a quello della prima prestazione.

Carlotta Cabiati

Triestina d'adozione, maestra di sci, velista, commercialista e mamma, aiuto le mie clienti a sopravvivere senza incubi al mondo delle tasse, assistendole in maniera professionale e attraverso nuovi strumenti digitali e innovativi, anche a distanza. La mia esperienza riguarda la consulenza fiscale e societaria, ma mi occupo anche di docenze e di rapporti tra contribuente e Agenzia delle Entrate (contenziosi, assistenza in sede pre contenziosa, ecc.). Mi piace lavorare soprattutto con le donne, libere professioniste e freelance, dove in qualche modo rivedo me stessa. Passioni, interessi, famiglia e il sogno di avere una attività propria.

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E-commerce diretto, novità 2015: quanta Iva si paga?… …e dove ?

e-commerce

Commercio elettronico:

trattamento fiscale e contabile alla luce delle nuove disposizioni –

Il commercio elettronico, grazie al crescente utilizzo del “web”, è uno strumento al quale sempre più aziende ricorrono per incrementare i propri affari con altre aziende o con consumatori finali. Tale fenomeno del world wide web, incentivato ultimamente anche dall’ascesa dell’uso dei dispositivi mobili, può riservare non poche incognite sia sotto l’aspetto contabile che fiscale.

L’e-commerce a seconda di come viene effettuato, o meglio a seconda dei soggetti che vi partecipano, assume le seguenti diverse forme:

  • B2B – Business to business, ove sono coinvolti esclusivamente soggetti imprenditoriali;
  • IB – Interbusiness, in cui la trattativa si sviluppa all’interno della stessa azienda o dello stesso gruppo di aziende;
  • B2C – Busines to consumer, rivolto all’utente finale;
  • C2C – Consumer to consumer, limitato agli utenti.

Il commercio elettronico, a seconda di come viene attuato, ovvero delle modalità di consegna, si distingue in diretto e indiretto che, unitamente alle caratteristiche dei soggetti coinvolti nella transazione commerciale, assume importanza basilare ai fini dell’individuazione della corretta disciplina fiscale applicabile alle diverse fattispecie.

Nel commercio elettronico indiretto (off-line), la cessione giuridica del bene materiale e la conclusione del contratto tra venditore e cliente si perfezionano per via telematica, mentre la consegna mediante i canali fisici o tradizionali (posta, corriere espresso, eccetera). Tali operazioni, ai fini dell’art. 18 del D.Lgs. 114/1998, “Riforma della disciplina relativa al settore del commercio”, rappresentano una forma speciale di vendita al dettaglio effettuata mediante “altri sistemi di comunicazione” e, dunque, vengono assimilate alle vendite per corrispondenza.

Il D.Lgs. 185/1999, che ha dato Attuazione alla Direttiva 97/7/CE, relativa alla protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza”, con l’art. 1 ha meglio definito la tecnica di comunicazione a distanza come qualunque mezzo idoneo alla conclusione del contratto fra le parti senza che ci sia la presenza fisica e simultanea dei contraenti ed ha espressamente ricompreso, nella predetta tecnica, la posta elettronica.

Le operazioni interne di commercio elettronico indiretto effettuate tra soggetti entrambi residenti nel territorio italiano, ivi incluse le stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, sono imponibili con le regole ordinarie (applicazione dell’imposta con aliquota IVA propria del bene oggetto di cessione) contenute nel D.P.R. n. 633 del 1972. Le vendite ai soggetti privati, sprovvisti di partita IVA, sono equiparate alle vendite per corrispondenza e non sono soggette all’obbligo di certificazione mediante emissione di fattura, se non è richiesta dal contribuente (art 22 del D.P.R. 63372) né, tantomeno, all’obbligo di certificazione mediante emissione di scontrino fiscale o di ricevuta come previsto dall’art. 2 lettera oo) del D.P.R. 696/96. I corrispettivi delle vendite devono essere comunque annotati nel registro dei corrispettivi, previsto dall’articolo 24 del D.P.R. n. 633/1972, entro il giorno non festivo successivo al giorno in cui sono effettuate. In sede di liquidazione periodica, dovrà essere scorporata l’imposta come stabilito dall’art. 27 del D.P.R. n. 633 del 1972.

L’assenza dell’obbligo di certificazione dei corrispettivi è un’importante semplificazione per quanto concerne gli adempimenti amministrativi nel commercio elettronico ma, nell’eventualità di recesso esercitato dall’acquirente, garantito dall’art. 64 del D.Lgs. 185/99 (c.d. Codice del Consumo), potrebbe rivelare complicazioni della gestione IVA. Non è possibile infatti emettere uno scontrino con segno negativo ma può essere emesso, come chiarito dalla R.M. 45/E del 07 aprile 2005, uno scontrino con la causale “rimborso per resi di merce venduta” e registrato in diminuzione del registro dei corrispettivi. Qualora non sia stata emessa fattura, la R.M. n. 274/E/2009 ha precisato che potrà essere emessa una nota di variazione in diminuzione, ex art. 26 del D.P.R. 633/72, tale da consentire all’Amministrazione Finanziaria di ricostruire, in sede di controllo, ogni elemento della singola operazione economica.

Le cessioni intracomunitarie nei confronti di soggetti passivi IVA (B2B) residenti in un altro Paese appartenente all’Unione europea, sono ammesse al regime di non imponibilità IVA e devono essere assoggettate ad imposta nello Stato membro di destinazione, così come stabilito nella generalità dei casi dall’art. 41, comma 1, lett. a) del D.L. n. 331/93. E’ obbligatorio emettere la fattura, immediata ovvero differita se preceduta da documento di trasporto e presentare il mod. INTRA 1-bis (cessione di beni).

Se le cessioni di beni in e-commerce vengono effettuate nei confronti di consumatori finali Ue o di soggetti non tenuti all’applicazione dell’imposta (B2C), è necessario seguire specifiche regole previste per le vendite a distanza o per corrispondenza. Sono da considerarsi non imponibili, secondo il dettato dell’art. 41, comma 1, lettera b) del DL 331/93, le cessioni effettuate da un fornitore, c.d. operatore qualificato, quando l’ammontare complessivo delle vendite a distanza in ciascun Stato membro abbia superato nell’anno solare precedente o superi nell’anno in corso il limite di 100.000 euro o l’eventuale minor importo stabilito singolarmente da ciascun Stato. In tale ipotesi occorre nominare un rappresentante fiscale o identificarsi direttamente nel Paese di destinazione del bene per assolvere l’imposta con le regole ivi vigenti.

Ai fini della posizione IVA italiana, l’impresa cedente deve:

  • adottare una numerazione distinta per ogni Paese Ue delle fatture attive;
  • emettere un unico documento ai fini IVA valido sia in Italia che nel Paese di destinazione dei beni;
  • distinguere le varie componenti del corrispettivo ricevuto, corrispettivo non imponibile art. 41, comma 1 lettera b del DL 331/93, ammontare dell’IVA estera, fuori campo IVA italiana.

Inoltre, dovrà essere presentato il mod. INTRA 1-bis, ai fini fiscali e statistici, con riferimento al mese di emissione della fattura (coincidente con quello di invio all’estero dei beni), senza compilare la colonna 3 “codice IVA acquirente”. È comunque possibile optare, anche quando l’ammontare risulti inferiore ai predetti limiti, per l’applicazione dell’IVA nello Stato membro di destinazione dei beni previa comunicazione all’Agenzia delle Entrate, tramite il quadro VO, della dichiarazione IVA (l’opzione ha effetto fino alla revoca e, in ogni caso, per almeno 3 anni).

Se nel corso dell’anno il massimale applicato da uno Stato membro viene superato, in base all’art. 14 del Reg. UE n. 282 del 2011, resta valida la disciplina applicata per le vendite effettuate nel periodo precedente al superamento della soglia e tali cessioni rimangono tassate nel Paese da cui sono partiti. Diversamente, la cessione che determina il superamento della soglia va tassata nel Paese di destinazione, così come tutte quelle successive effettuate in tale Stato membro dello stesso anno e in quello successivo.

Gli acquisti intracomunitari di beni rientranti nella disciplina del commercio elettronico “indiretto” effettuati tra soggetti passivi IVA, vanno trattati alla stregua di un normale acquisto intracomunitario di beni, ex art. 38, D.L. 331/93, mediante numerazione e integrazione della fattura con IVA, annotazione del documento nel registro delle fatture emesse e nel registro IVA acquisti e compilazione e presentazione mod. INTRA 2-bis (acquisti di beni).

Le operazioni internazionali di commercio elettronico sono disciplinate dalle disposizioni previste dagli artt. 67 e ss. del D.P.R. n. 633/72 per le importazioni, e dall’articolo 8 del medesimo decreto per le esportazioni. Se dunque il bene acquistato proviene da un Paese extra-Ue, si configura un’importazione e l’IVA, applicata in dogana, dovrà essere assolta congiuntamente alle imposte doganali. Ciò indipendentemente dal fatto che l’acquirente sia o meno soggetto passivo Iva.

Nel commercio elettronico diretto (on-line) l’intera transazione commerciale ordine, pagamento e consegna del bene in formato digitale o immateriale, avviene per via telematica. I servizi ed i beni ceduti (software, siti web, immagini, testi, basi di dati, musica, film, ecc.), originariamente dematerializzati, vengono, infatti, concretati all’arrivo dal destinatario (download). Rientrano nel commercio elettronico diretto anche tutti i servizi che vengono forniti direttamente via Internet, come i servizi di biglietteria (ma non la semplice prenotazione), di intrattenimento (giochi online, scommesse), di banking, di assicurazioni e brokeraggio, nonché i servizi informativi, i servizi legali e altro. Tali operazioni, dal punto di vista fiscale, rientrano nell’ambito delle prestazioni di servizi.

Dal 1° gennaio 2015, per effetto delle modifiche previste dall’articolo 5 della Direttiva n. 2008/8/CE, i rapporti tra operatori economici e consumatori finali (“B2C”), nell’ambito dei servizi di e-commerce diretto, saranno equiparati a quelli tra operatori economici di stati diversi (“B2B”) ed il luogo impositivo coinciderà sempre con il Paese del fruitore, a prescindere dal fatto che questo sia un soggetto passivo IVA o meno. Ciò, indipendentemente anche dal Paese in cui il soggetto prestatore si consideri stabilito (Paese Ue o Extra Ue).

Questa novità determina, tuttavia una diversa modalità di applicazione dell’IVA sulle suddette operazioni, che sarà differenziata a seconda che il cliente sia un soggetto passivo IVA o un “privato consumatore”, in quanto:

  • nei rapporti “B2B”, l’imposta sarà applicata dal cliente con il meccanismo del reverse charge;
  • nei rapporti “B2C”, invece, l’imposta sarà applicata direttamente dal fornitore (comunitario o extracomunitario). In questo caso l’applicazione dell’IVA potrà avvenire con due diverse modalità:

     

     

     

    • attraverso l’identificazione ai fini IVA nel Paese Ue del committente;
    • avvalendosi del regime speciale del “mini sportello unico” (“MOSS“), già previsto per i servizi di e-commerce resi da soggetti extracomunitari, che dal prossimo anno sarà esteso ai servizi forniti in ambito intracomunitario.

Le modalità operative per la presentazione della richiesta di registrazione per avvalersi di tale regime sono state chiarite dall’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento n. 122854.

Come accennato, da gennaio 2015, il nuovo regime IVA dei servizi di e-commerce diretto (compresi i servizi di telecomunicazione e teleradiodiffusione), prevederà il criterio territoriale del Paese del committente, anziché quello del prestatore.

In questo contesto, il nuovo regime “mini sportello unico” (“Mini One Stop Shop – MOSS”) rappresenta una semplificazione dal momento che, così come avviene per i servizi elettronici resi dai soggetti extra-Ue ai “privati consumatori”, gli obblighi IVA (sostanziali e formali) saranno adempiuti in un unico Stato membro che è quello in cui l’operatore extra-Ue decide di identificarsi o quello in cui l’operatore comunitario ha la sede. In pratica i soggetti passivi che hanno la sede della propria attività in un Paese Ue (o Extra Ue, ma che dispongono di una stabile organizzazione in uno o più Paesi membri), scegliendo l’opzione per il regime speciale del “mini sportello unico”, potranno versare l’IVA dovuta sui servizi di e-commerce, resi a soggetti privati comunitari, direttamente nel Paese membro nel quale il fornitore ha la sede o la stabile organizzazione.

Applicando il nuovo regime del “MOSS“, il fornitore soggetto passivo IVA in ambito Ue presenta, per via telematica, allo Stato membro di identificazione una dichiarazione IVA per ogni trimestre, che sarà considerato come un periodo d’imposta indipendente. Tale dichiarazione dovrà essere inviata entro il giorno 20 del mese successivo di ciascun trimestre, indipendentemente dall’avvenuta erogazione, nel trimestre di riferimento, dei servizi elettronici, di telecomunicazione e di tele radiodiffusione. La dichiarazione IVA dovrà contenere:

  • il numero di identificazione;
  • per ogni Stato membro di consumo in cui l’IVA è dovuta, il valore totale, al netto dell’IVA, delle prestazioni di servizi di e-commerce effettuate nel trimestre di riferimento, nonché l’importo totale dell’imposta corrispondente, suddiviso per aliquote;
  • le aliquote Iva applicabili;
  • l’importo totale dell’imposta dovuta.

Il soggetto passivo deve versare l’IVA, facendo riferimento alla relativa dichiarazione, al momento della presentazione della dichiarazione e comunque, al più tardi, allo scadere del termine previsto per la presentazione della dichiarazione, su un conto bancario denominato in euro, indicato dallo Stato membro di identificazione. Gli Stati membri che non hanno adottato l’euro possono esigere che il pagamento sia effettuato su un conto bancario espresso nella propria valuta.

L’IVA, quindi, è versata nel momento in cui viene presentata la dichiarazione, utilizzando il numero di riferimento unico che il Paese membro di identificazione assegna alla dichiarazione e comunica al soggetto passivo. Successivamente, il Paese membro di identificazione distribuisce gli importi dell’IVA incassata ai diversi Paesi membri di consumo. Il Paese membro di identificazione trattiene una percentuale pari:

  • al 30%, per i trimestri della dichiarazione compresi tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2016;
  • al 15%, per i trimestri della dichiarazione compresi tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018.

L’applicazione del regimi speciale implica il divieto di detrazione dell’IVA assolta sugli acquisti e sulle importazioni, ma consente di ottenere il rimborso dell’imposta pagata nei vari Paesi membri di consumo.

L’attività di e-commerce svolta dal “privato” per fini personali, con giro d’affari entro i 5.000 euro annui, rientra nella c.d. “prestazione meramente occasionale” prevista dall’articolo 67 del TUIR (redditi diversi) ed è esclusa dal campo di applicazione dell’IVA ai sensi dell’articolo 5 del D.P.R. 633/1972, per carenza del presupposto soggettivo.

Se l’attività viene esercitata in maniera abituale e genera un fatturato superiore ai € 5.000,00 annui è necessario aprire una partita IVA, codice attività “479110 – commercio al dettaglio di prodotti via internet” e può essere svolta sia sotto forma di ditta individuale che in forma societaria. Contestualmente all’apertura della partita IVA deve essere effettuata l’iscrizione nella sezione “commercianti” del registro delle imprese della Camera di Commercio di competenza.

Per effettuare operazioni intracomunitarie (acquisti o cessioni intracomunitarie di beni o servizi) è necessario iscriversi nell’archivio VIES (VAT information exchange system) presso l’Agenzia delle Entrate di competenza. L’opzione può essere esercitata anche all’atto della comunicazione di inizio attività, modello AA7/AA9, indicando il volume d’affari presunto. L’iscrizione all’archivio VIES consente all’operatore di poter applicare la disciplina IVA BTB (business to business), anziché quella del BTC (business to consumer).

Ulteriore adempimento, previsto dall’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, modificato dall’art. 49, comma 4-bis della Legge n. 122 del 30/7/2010, è la presentazione della Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) allo sportello unico per le attività produttive del Comune nel quale l’esercente, persona fisica o giuridica intende avviare l’attività.

Va presentata in carta semplice, senza marca da bollo, da effettuarsi utilizzando l’idonea modulistica e specificando i dati del titolare, la sede fisica, il tipo di attività, il codice attività ed eventuali altre attività svolte, il sito utilizzato per le vendite e il documento di riconoscimento. La mancata presentazione della SCIA o difformità dalla stessa, è punita con una sanzione amministrativa compresa tra un minimo di € 2.582,28 a € 15.493,71.

Auctor:   Fabrizio Lucci

 

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