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Acquisti online su Amazon: l’Iva si paga o no? Facciamo chiarezza

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La scoperta è stata fatta dal sito Tom’s Hardware quasi per caso, ma è a suo modo rivoluzionaria visto che conferma la fine dell’era dell’Iva agevolata per gli acquisti online su Amazon, uno dei portali di e-commerce più famosi del mondo e sicuramente il più utilizzato anche dagli utenti italiani per gli acquisti di diverse categorie merceologiche online. Si rischia però di fare confusione, leggendo tra le righe di un cambiamento che coinvolge solo ‘i furbetti’ e non tutti.

Vediamo quello che è successo. Dal maggio 2015 non sarà più possibile effettuare acquisti su Amazon esentasse, trucco utilizzato da molti, aziende e privati, per aggirare le imposizioni fiscali sugli acquisti online. Prima funzionava in questo modo: essendo la sede di Amazon in Lussemburgo, il sito poteva applicare il famigerato reverse charge (split payment) sulle imposizioni fiscali visto che l’Iva finiva in Lussemburgo e non in Italia

Chi era abituato a fare acquisti online su Amazon poteva qualificarsi come professionista o imprenditore, con tanto di partita IVA, e scaricare qualsiasi acquisto compiuto sul sito. Ma Amazon non si è mai presa la briga di controllare le presunte partite IVA dei suoi clienti, spesso presentate come semplice autocertificazione: chiunque, cioè, avrebbe potuto aggirare l’ostacolo e fare acquisti online senza pagare le tasse anche non avendo una vera partita Iva.

Dal 1 maggio Amazon ha dovuto aprire la sua sede (fiscale) in Italia e quindi adesso ha una partita Iva italiana: niente più reverse charge, visto che Amazon adesso comincia a pagare le tasse in Italia e quindi addebiterà sempre l’Iva in fattura. Non sarà più possibile, anche per i titolari di partita Iva, comprare oggetti di qualsiasi tipo e scaricare indebitamente l’Iva.

Cosa cambia effettivamente

Ma attenzione, chiariamo il concetto: i clienti privati pagano l’Iva sugli acquisti online proprio come facevano prima. I clienti titolari di partita Iva, invece, se prima non la pagavano non potevano metterla in deduzione (il meccanismo di reverse charge prevede che in contabilità se la addebitano e poi la deducono secondo le regole della deducibilità), ora la pagano e se hanno diritto la deducono.

La questione stava nel fatto che fatturando una società estera questa non avrebbe versato l’Iva all’erario italiano ma la società italiana acquirente avrebbe avuto diritto alla deduzione, con un danno dell’erario italiano; ora l’erario italiano incassa l’Iva dei consumatori finali e quella non deducibile (come parte di quella su telefonia ed accessori).

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Patata bollente austriaca, Unicredit e Bawag non si incontrano sul prezzo di Bank Austria: 800 milioni

 

Patata bollente austriaca per Unicredit. Federico Ghizzoni lo ha spiegato ieri alla presentazione del piano strategico: la controllata Bank Austria sarà ceduta o ristrutturata. Ora, secondo i rumors, la scaletta sarebbe già stata decisa: una soluzione per le non profittevoli attività austriache dovrà essere trovata entro dicembre. Ghizzoni avrebbe chiesto al Ceo di Bank Austria, Willibald Cernko, un piano per risolvere i problemi il più velocemente possibile. Così lo stesso Willibald Cernko avrebbe creato task force apposite per valutare ogni opzione. La cessione resta l’ipotesi in pole position (rispetto alla ristrutturazione) anche se il compratore naturale, cioè Bawag Psk (controllata di Cerberus e Golden Tree) avrebbe valutato la richiesta di Unicredit (cioè 800 milioni di euro) un prezzo troppo elevato.

 

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Elezioni in Francia, la breve alleanza contro la paura.

Marine Le Pen: «Noi mai così forti, un altro tassello per le vittorie di domani»

Marine Le Pen: «Noi mai così forti, un altro tassello per le vittorie di domani»


Per Marine Le Pen è il giorno della conferma. Il Front National totalizza un punteggio «straordinario» nelle elezioni dipartimentali francesi, e sancisce il suo «radicamento a livello locale». Ma il sigillo simbolico, la conquista della presidenza di un dipartimento, non è arrivata. I leader del partito mettono avanti i numeri: punteggi di alcuni candidati che hanno raggiunto e superato il 40%, «una cosa senza precedenti nella storia del Fn», e il netto aumento del numero di consiglieri eletti, soprattutto nel nord e nei bastioni del sudest.

 Le parole di Marine Le Pen e il grazie ai “patrioti”

«Il risultato storico di questa elezioni pone il Front National e il Rassemblement Bleu Marine come grande forza politica. È un tassello per le vittorie di domani», ha commentato Marine Le Pen subito dopo i risultati, felicitando «gli eletti patrioti per la loro vittoria e i militanti per la loro bella campagna».

Penalizzati solo dal meccanismo elettorale

«Conquistare un dipartimento, sapevamo che sarebbe stato molto difficile», ha fatto eco il vicepresidente del Fn, Florian Philippot, secondo cui «non era il nostro obiettivo, era l’obiettivo che ci hanno attribuito alcuni osservatori». La colpa, spiega, è innanzitutto del meccanismo elettorale, che sfavorisce le formazioni indipendenti, ma anche dell’alleanza opportunista messa in atto da Ump e socialisti, per fare barriera. «Oggi, questi sistemi elettorali fabbricati contro di noi ci privano della maggioranza che avrebbe dovuto essere nostra, perché siamo di fatto il primo partito della Vaucluse», ha commentato a caldo Marion Le Pen, nipote di Marine Le Pen, non senza promettere poi di «non abbassare mai le braccia quando si tratta di difendere il nostro territorio e il nostro Paese». La giovane deputata ha inoltre annunciato che il partito presenterà ricorso sui risultati di un cantone, quello dell’Orange, in cui ha vinto la Ligue du Sud. Nel Gard, i primi dati danno il Front National fermo a due cantoni, ovvero quattro consiglieri dipartimentali, ben lontano dalla maggioranza, che rimane alla sinistra, anche se per pochissimi voti. Resta in particolare in mano alla gauche la città di Nimes, feudo personale di Collard.

 

Segue Articolo di Aldo Cazzullo

Quattro milioni di francesi alle urne in più rispetto al primo turno; e la famiglia Le Pen è battuta. «Ci sono vittorie senza gloria e sconfitte gloriose» sibila Marine, furibonda. Per sconfiggerla si sono dovuti alleare tutti contro di lei e sua nipote Marion: a Nord la sinistra vota compatta per un ex ministro di Sarkozy, a Sud per il detestato sindaco di Nizza. L’avanzata dell’estrema destra resta clamorosa; ma il «sussulto repubblicano» c’è stato. Marine Le Pen guida il primo partito di Francia, ma oggi non avrebbe chances di diventare capo dello Stato. E questo crea una tensione – lei dice «un’ingiustizia» – che da qui alle Presidenziali del maggio 2017 scaverà una distanza ancora più ampia tra le élites parigine e una parte del popolo.
Il primo a parlare nella notte francese è Xavier Bertrand, l’ex ministro di destra che ha sconfitto Marine Le Pen con i voti di sinistra. «Ringrazio gli elettori della Gauche» dice tra gli applausi dei suoi. Poi si rivolge a Hollande: «Si muova, faccia le riforme, perché questa è la nostra ultima chance. Altrimenti…».

Altrimenti rischierebbe davvero di vincere questa signora bionda, che appare furiosa dietro al sorriso di sfida. Marine interviene da Hénin-Beaumont, il paese governato dal Front National dove domenica scorsa aveva festeggiato la grande avanzata. Stanotte ringrazia «i patrioti coraggiosi che hanno resistito alle manipolazioni di un regime in agonia». Parla di deriva, di pericolo, di prospettive inquietanti: ce l’ha con il premier Valls, che ha evocato il rischio di guerra civile. Marine denuncia «un’indecente campagna di calunnie, concepita nelle stanze del potere ed eseguita servilmente». E spiega quale sarà la tattica dei prossimi diciotto mesi: il Front National sarà l’unica opposizione; la partita alle Presidenziali non sarà tra destra e sinistra, ma «tra mondialisti e patrioti», tra coloro che intendono sciogliere la Francia «nel grande magma globale» e coloro che vogliono difendere la nazione come «spazio protettivo per i francesi». Da una parte «la Francia eterna e fraterna», dall’altra un’alleanza mostruosa tra vecchio establishment, politici ladri, banchieri usurai, imprenditori che delocalizzano, migranti di ogni fede ma soprattutto musulmani. È un’immagine ingannatrice, il «sussulto repubblicano» è stato chiesto da personalità del mondo cattolico, da industriali che investono il patrimonio personale nell’azienda; ma la folla risponde con un ruggito e si impegna a creare «migliaia di comitati Bleu Marine, sino alla vittoria finale».

 

Grida al vento? Non proprio. Il clan Le Pen può rivendicare di aver «sradicato i socialisti» da una regione dove governavano da sempre. Domenica scorsa, nella sera del crollo, Valls aveva taciuto. Stasera la sinistra si riaffaccia: in Bretagna è rieletto il ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian, il Ps tiene altre quattro regioni ma perde l’Île de France, vale a dire Parigi e la cintura. Valls inizia parlando d’altro: gli attacchi dei terroristi, la reazione nazionale, la «fierezza di essere francesi». Ringrazia gli elettori che hanno accolto l’appello a fare muro contro il Front National. Avverte che «il pericolo dell’estrema destra non è finito». Chiude parlando dell’accordo sul clima al vertice di Parigi. È stato il gioco di Hollande in questi giorni: chiamarsi fuori dalla battaglia elettorale, disegnare per sé un profilo da statista, al di sopra delle parti. In realtà, il presidente ha bisogno di drammatizzare la situazione. Con questi rapporti di forza, non arriverebbe al ballottaggio per l’Eliseo. Hollande ha necessità di essere l’unico candidato di sinistra in campo: una prospettiva che gli ecologisti potrebbero accettare, ma che il Front de Gauche esclude. Nessuno ovviamente lo riconosce, però una vittoria di Marine Le Pen avrebbe fatto il gioco del capo dello Stato. In ogni caso, i socialisti manterranno alta la tensione, proprio come farà l’estrema destra: le due tattiche coincidono. Una sinergia che la destra repubblicana denuncia dai tempi di Mitterrand .

Sarkozy parla in contemporanea con Valls. È agitato, nervoso, pieno di tic più ancora del solito. Invita a «non dimenticare gli avvertimenti del primo turno», a «non fare finta che i francesi non ci abbiano detto nulla». È quanto ripete da giorni nelle conversazioni private: «Io caccerò dal partito chiunque stringerà accordi con il Front National. Ma il Paese è a destra. Rendiamocene conto: la via del centro è chiusa». Sarkozy ha ancora una forte presa sul partito, ma ha troppi guai giudiziari e troppi nemici interni. Lo stanno abbandonando anche il suo ex premier François Fillon e la sua ex portavoce Nathalie Kosciusko-Morizet. Il vero rivale è l’eterno Alain Juppé, meno sgradito alla maggioranza dei francesi; ma Sarkozy resta una macchina da campagna elettorale. Le primarie saranno una battaglia durissima. Che l’asse del Paese si sia spostato a destra non lo indica solo l’ascesa del Front: a Lione governerà Laurent Wauquiez, il repubblicano che ha proposto una Guantánamo francese (cui il governo sta pensando sul serio). Le sue prime parole da presidente dell’Alvernia-Rodano-Alpi: «Facciamola finita con il comunitarismo, salviamo l’identità francese».

Marine Le Pen è battuta, ma le sue idee restano al centro della discussione. La Francia e l’Europa non se ne libereranno facilmente. Anche perché il terrorismo è ormai un attore sulla scena politica. In Place de la République gli spazzini portano via le candele, i pelouche, i biglietti lasciati dopo le stragi del 13 novembre, proprio un mese fa: i messaggi saranno conservati negli archivi di Parigi. Gli abitanti della rue d’Alibert e della rue Bichat, dove sono morti tredici innocenti, hanno messo ghirlande di fiori alle finestre. Negli ospedali di Parigi sono ancora ricoverati sessanta feriti, qualcuno lotta per la vita, molti non cammineranno più. Carole Damani e gli psicologi da lei guidati hanno in cura 800 persone traumatizzate. I giornali sono pieni di reportage dalla portaerei Charles de Gaulle, da cui decollano i bombardieri per la Siria. Mancano pochi giorni alle manifestazioni per i vent’anni dalla morte di Mitterrand. In cima ai sondaggi di popolarità è l’ex presidente Chirac, la cui mente evapora nel bell’appartamento sulla Senna. E proprio non si vede all’orizzonte un leader capace di ripetere le parole di Schuman: «Noi non siamo, non saremo mai negatori della patria, dimentichi dei doveri che abbiamo verso di lei. Ma al di sopra di ogni patria noi riconosciamo sempre più distintamente l’esistenza di un bene comune, superiore all’interesse nazionale: un bene comune in cui si fondono e si confondono gli interessi individuali dei nostri Paesi».

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Vies, Procedura di Controllo di un Operatore Comunitario

 

Se un’impresa intende effettuare delle operazioni intracomunitarie (di acquisto o di vendita) deve essere iscritta in un apposito registro che prende il nome di Vies (acronimo di Vat information exchange system).

L’archivio Vies contiene l’elenco di tutte quelle imprese comunitarie autorizzate ad effettuare acquisti e vendite intracomunitarie nel territorio dell’Unione europea.

 

Come si richiede l’iscrizione a vies?

Per richiedere l’iscrizione al registro Vies, un’impresa può farlo direttamente in sede di dichiarazione inizio attività, oppure, in un momento successivo, cioè in modo telematico mediante il servizio Entratel, avvalendosi eventualmente di un commercialista, ragioniere, consulente del lavoro o caf. L’opzione di iscrizione a vies è perpetua, cioè non va rinnovata annualmente; l’abilitazione dura finché l’impresa non dichiara espressamente di non voler più effettuare operazioni intracomunitarie, mediante revoca effettuata con modalità telematiche.

 

I soggetti obbligati a richiedere l’iscrizione

Tutti i soggetti Iva, cioè che hanno una partita Iva, e che esercitano nel territorio statale attività d’impresa, cioè attività economica abituale diretta alla produzione o allo scambio di beni o servizi, hanno l’obbligo di richiedere l’iscrizione al Vat information exchange system.

L’obbligo di registrazione all’archivio Vies sussiste anche per i professionisti, cioè per coloro che esercitano nel territorio statale attività di lavoro autonomo.

Esiste poi un’ulteriore obbligo di richiedere l’iscrizione a carico delle imprese estere che detengono una stabile organizzazioni in Italia, cioè una sede fissa d’affari attraverso cui l’operatore estero esercita l’attività d’impresa.

Infine, l’obbligo vale anche per gli operatori non residenti che optino per l’identificazione diretta ai fini Iva (attraverso il modello ANR) o che abbiano provveduto a nominare un rappresentante fiscale.

 

Quali sono gli adempimenti e i tempi di inclusione?

Gli adempimenti per richiede l’inclusione al sistema Vat information exchange system sono abbastanza semplici:

  • per le persone fisiche basta compilare il campo “Operazioni Intracomunitarie” del quadro I del modello AA7;
  • per i professionisti (cioè per coloro che esercitano attività di lavoro autonomo) e per ditte individuali, occorre compilare il quadro AA9;
  • gli enti non commerciali possono optare per l’inclusione al sistema vies sbarrando la casella “C” del quadro A del modello AA7;

Quando l’iscrizione all’archivio vies viene richiesta per il tramite di un commercialista, consulente del lavoro caf ecc. Tali soggetti hanno l’obbligo di consegnare al dichiarante copia della ricevuta rilasciata dall’Agenzia delle Entrate tramite il sistema Entratel. Lo stesso vale per la richiesta di revoca.

Per quanto riguarda i tempi d’iscrizione al Vat information exchange system, dal mese di novembre 2014 l’inclusione dell’operatore nella banca dati avviene immediatamente, senza dover attendere, come in passato, i fastidiosi 30 giorni, in virtù di un decreto di semplificazione.

Grazie all’eliminazione dei tempi di attesa, i controlli del fisco sul diritto di un operatore di essere incluso nella banca dati Vat information exchange system non sono più di carattere preventivo, bensì di tipo repressivo.

In sostanza, ora il soggetto che chiede l’autorizzazione al V.i.e.s. è automaticamente incluso in tale archivio.

 

Perché esiste il Vies?

Il vies è una banca dati concepita per prevenire e individuare le frodi all’iva comunitaria, tra cui in primis le frodi carosello. I caroselli fiscali sono quelle frodi in cui più imprese comunitarie, appartenenti stati comunitari diversi, evadono l’iva al fine di ottenere merce da poter vendere ad un prezzo più competitivo sul mercato. La frode carosello distorce il mercato e crea una concorrenza sleale con le altre imprese che pagano le tasse.

 

Come si controlla se un’impresa è iscritta a vies?

Per controllare se un’impresa è autorizzata ad effettuare operazioni comunitarie, basta collegarsi al sito dell’agenzia dell’entrate o a quello della Comissione europea Europea, ove esiste un’apposita sezione dedicata agli scambi comunitari.

Il procedimento di controllo è semplicissimo: basta digitare la partita iva dell’operatore comunitario interessato e dare l’ok. Se l’esito del controllo sarà positivo, l’operatore è autorizzato ad effettuare scambi intracomunitari; se invece il controllo avrà esito negativo, l’impresa comunitaria non è stata autorizzata all’iscrizione al vies.

Nell’immagine sottostante è riportata la schermata di controllo sul sito ufficiale della commissione europea.

controllo vies

Nell’immagine che segue è riportato lo screenshot del procedimento di controllo sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.

controllo vies agenzia delle entrate

In entrambi i casi, per effettuare il controllo della partita iva dell’operatore comunitario è necessario selezionale prima lo stato di appartenenza del soggetto.

Solo successivamente, ci verrà richiesto di inserire la partita iva dell’operatore comunitario che intendiamo controllare.

Sia utilizzando il sito dell’agenzia delle entrate, sia quello dell’Unione europea, i dati del controllo saranno attendibilissimi.

Fonte:  C.E.S.F.I. (Centro studi sulla fiscalità internazionale), con sede in Milano (MI), via Copernico nr. 38.

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Il mercato immobiliare in Slovenia

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Per chi abita a Trieste la Slovenia rappresenta oramai una nuova realtà immobiliare appetibilissima in particolar modo per il mercato delle prime case, soprattutto per quelle coppie di giovani che decidono di acquistare il loro primo immobile di proprietà e si scontrano sempre più con le difficoltà di reperire proposte accessibili in provincia.

Partendo da questa premessa distinguierei il mercato immobiliare sloveno in due macrocategorie: quella della prima casa e quella degli investimenti e delle case per le vacanze.

Con l'avvenuto abbattimento dei confini anche la piccola Repubblica di Slovenia ha perfezionato il suo percorso di adesione all’UE dopo essersi già allineata alla moneta unica, adottando l'Euro dal primo gennaio del 2007. Oramai, col crollo delle ultime barriere fisiche che ha lasciato spazio ad una realtà transfrontaliera da intendersi come una regione unitaria (l’Alpe Adria cui a questo punto manca solo il tassello croato), le barriere psicologiche all’acquisto oltreconfine sembrano essere definitivamente venute meno.

Andare a risiedere sul Carso sloveno o nella fascia di territorio ricompresa tra Sezana e Capodistria attira un numero sempre crescente di triestini, anche in virtù di collegamenti stradali a rapida percorrenza, tutti a portata di mano e verso qualsiasi destinazione: Trieste, Lubiana, la Croazia e l’Austria. Analizzando e mettendo a confronto dati concreti inerenti la vendita di immobili primingresso a destinazione residenziale a Trieste e a Sezana, possiamo notare quanto segue:

Appartamento di ca.65mq (soggiorno + 2 camere)

 

Sezana

Trieste

Abitazione

130.000€

in media 2.200-2.400€/mq sulla metratura commerciale

Cantina

compresa nel prezzo

in media 5.000€

Posto-auto

compreso nel prezzo

dai 15.000€ in su

IVA da versare al costruttore

compresa nel prezzo (8,5%)

4% per prima casa (a parte)

Totale:

 

 

130.000€

in media
165.000€ + 4% di IVA

+ 15.000€ + 4% di IVA
per la prima pertinenza 
+ 5.000€ + 10% di IVA
per la seconda pertinenza

In Slovenia il calcolo per l’attribuzione del prezzo/mq si applica alla metratura calpestabile, laddove in Italia spesso si paga sul computo della metratura commerciale, quindi, a lato pratico, per 72mq anziché per 65mq.
Per avere la stessa tipologia di prodotto una compravendita immobiliare permette un risparmio del 30% e senza considerare l’IVA italiana da versare sul valore del fabbricato e sulle pertinenze! Oltre a ciò, va aggiunto che anche le spese notarili in Slovenia presentano costi notevolmente inferiori, quantificabili mediamente in 300-400€.

Il mercato degli investimenti e delle case per le vacanze

Accanto a questo segmento di indubbio interesse per i nuovi nuclei familiari alla ricerca dell’abitazione principale, la Slovenia offre opzioni altrettanto valide anche ai piccoli e medi risparmiatori che intendano puntare sul mattone. Prova ne è che moltissimi cittadini della capitale negli ultimi anni hanno letteralmente fatto incetta di proprietà oramai cadenti o in abbandono nella regione del Carso sloveno, a ridosso del confine italiano, per poi tenerle ferme in attesa che i prezzi salissero, ristrutturarle e rivenderle con ottimi margini di profitto rispetto all’esborso iniziale. Proprio per la lungimiranza degli investitori locali questo tipo di occasioni oramai scarseggiano.

Investimenti capaci di rivelarsi proficui nel breve-medio termine potrebbero riguardare però proprio Sezana e Capodistria. La prima, ancor più di quest’ultima, è destinata a crescere nel prossimo biennio o triennio in maniera considerevole, attirando sin da ora l’attenzione di costruttori e piccoli investitori italiani. Presumibilmente, per far fronte ad una domanda in rapido aumento, le autorità locali provvederanno a modificare i Piani Regolatori, permettendo così al nucleo residenziale urbano di espandersi.
Per tutti questi motivi è lecito attendersi un rincaro nei prezzi degli immobili che probabilmente finiranno, nell’arco di qualche anno, con l’allinearsi con quelli già riscontrabili oggi in aree ambite del Carso triestino.

Capodistria e Lubiana d’altro canto possono rappresentare una valida opportunità nell’ottica di un investimento locativo. Basti pensare che in centro nella capitale, dove i prezzi medi per l’acquisto al mq oscillano tra i 2.500-3.500€, si può prevedere un reddito da locazione compreso tra il 5-7% annuo.

Se il discorso verte invece sul mercato delle seconde case, allora non ci si può esimere dal tirare in ballo le due località-regine del turismo balneare sloveno, ovvero Pirano e Portorose.

La prima indubbiamente deve gran parte del suo fascino alla passata dominazione della Serenissima Repubblica di Venezia, che le ha lasciato in dote più di qualche raffinato gioiello in termini scultorei ed architettonici. Qui un appartamento di media metratura già in ottime condizioni può raggiungere i 3.500-4.000€/mq a seconda della posizione rispetto al mare e ai luoghi più ambiti della città vecchia.

Portorose è invece meno ricca in termini storico-artistici, ma si è trasformata negli anni in una vera capitale del divertimento e del turismo d’alto bordo, in virtù dei suoi lussuosi alberghi, le infrastrutture all’avanguardia e gli eleganti casinò. Il suo status di “paese dei balocchi” si è ripercosso sull’andamento dei prezzi, che ora sul nuovo sfiora – e in taluni casi supera – i 4.000€ al metro quadro.

Per questi motivi e anche per il fatto che la costa slovena conta solo 43 km, anche gli altri piccoli centri affacciati sul golfo di Pirano, tra cui Isola e Ancarano, sono molto richiesti per le case di villeggiatura tanto dai facoltosi locali, quanto da investitori stranieri. Rispetto ai due esempi di cui sopra però qui le quotazioni di mercato rientrano di norma in un range compreso tra i 2.800-3.500€ al metro quadro, anche se un recente intervento in posizione panoramica lungo il litorale di Ancarano registrava quotazioni fino a €6.000/mq (!) 

Possono i cittadini stranieri acquistare beni immobili nella Repubblica di Slovenia?
Sì, il mercato immobiliare sloveno è stato totalmente liberalizzato per i cittadini di stati membri dell’UE dal febbraio 2004. Nel caso di cittadini extracomunitari deve essere verificato il sussistere del principio della reciprocità. Solo nel caso di acquisto di terreni agricoli da parte di cittadini stranieri, la procedura cambia.

Imposte & costi correlati alla compravendita

Richiesta di un codice fiscale sloveno e del codice EMŠO per la previdenza sociale: circa 20€ [tempi di rilascio: 3 giorni]

– Spese notarili e per la trascrizione del passaggio di proprietà: circa 300€ + 50€ per la traduzione giurata del contratto

– Se si acquista da costruttore o da società un immobile ad uso residenziale si versa l’aliquota ridotta dell’8,5% di DDV (l’IVA slovena), di solito già compresa nel prezzo con cui l’immobile è stato messo sul mercato. Nel caso di immobili di destinazione diversa da quella residenziale, tra cui i terreni, l’aliquota ammonta al 20%.

– Se si acquista da privato invece l’imposta di registro del 2% è a carico del venditore.

Tassazione sugli immobili & utenze

– Tassa sulla proprietà di fabbricati ad uso residenziale: aliquota compresa tra lo 0,10% e l’1% del valore dell’immobile in base a delle stime governative che variano a seconda della zona.
Gli edifici di nuova costruzione godono di esenzione decennale; ne sono altresì esenti anche i fabbricati con superficie inferiore a 150mq ed i fabbricati rurali.
– Costo per il consumo di energia elettrica per KWh = 0,1€
– Costo per consumo idrico al m3 = 1€
– Nel caso si decida di rivendere un immobile compravenduto, l’aliquota d’imposta sulla plusvalenza (capital gain) in base alla legislazione attualmente vigente in materia (che potrebbe però essere soggetta a modifiche in tempi brevi) è pari al 15% sull’utile se l’immobile è stato acquistato nei 5 anni precedenti, 10% se viene alienato entro i primi 10 anni, 5% entro i 15 anni, 0% dopo vent’anni dall’acquisto.

Alessandro Alessio

GALLERY Real Estate International

Fonte http://www.sconfini.eu