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La fantasia perversa dei politici italioti non ha limiti !!

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Dietrofront del Governo sulla tassa sui versamenti dei contanti in banca

Dopo le anticipazioni sullo schema di decreto che dovrebbe introdurre la fatturazione elettronica e lo scontrino digitale il Governo frena sugli strumenti per la lotta all’uso del contante. Nelle ultime riunioni per la messa a punto del decreto sarebbe, infatti, saltata l’imposta di bollo in misura proporzionale sui versamenti giornalieri in banca o alle poste superiori ai 200 euro.

Allo stesso tempo ci sarebbe stato anche un dietrofront sul riconoscimento di uno sconto a chi effettua acquisti con carta di credito/debito o prepagate, così come del credito d’imposta riconosciuto all’esercente in relazione alle vendite effettuate con moneta elettronica.

Venerdì, al termine del Consiglio dei ministri, è attesa la presentazione da parte del governo di un piano per semplificare la vita a commercianti, artigiani e professionisti e allo stesso tempo per dare la caccia ai «furbetti» di scontrini, ricevute e fatture.
Tra le ipotesi al vaglio, l’applicazione di sconti sugli acquisti effettuati con carte di debito/credito o carte prepagate. Dal canto suo l’esercente potrà vedersi riconosciuto un credito d'imposta rapportato alla quantità dei suoi incassi realizzati con moneta elettronica.

< N.d.R. fonte: ilsole24ore.com  …No comment !! >

 

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“Quis custodiet ipsos custodes?”

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Quesito tanto attuale quanto antico il tempo in cui fu pronunciato

L' Avv. Emunctae Naris (pseudonimo) ci pone questo dubbio:

Anagrafe fiscale: chi controlla il controllore?

Non è una notizia nuova e di certo non è una sorpresa. Sul sole24ore dell' 11 febbraio viene data informazione che da marzo le Banche italiane saranno costrette a inviare all'Anagrafe fiscale tutti i movimenti dei c/c italiani retroattivi al 2013 per poter effettuare una serie di controlli.
Fin qui nessuno si stupisce più, né si indigna (cosa molto grave secondo me).
Tuttavia voglio raccontarvi qualche aneddoto in modo da tentare di suscitare, almeno in qualcuno di voi, un sentimento di reazione, disprezzo o quanto meno di indignazione.

La condivisione delle banche dati non è un fenomeno recente e da qualche anno, nel vano tentativo di ottenere dei risparmi, il legislatore sta cercando di rendere gratuita la consultazione di una serie di banche dati (registro imprese, catasto, conservatoria, elenchi PEC, anagrafe comunale etc.) alle Pubbliche Amministrazioni, in modo da consentire un controllo a campione sulle autocertificazioni, ad esempio. Tale possibilità di consultazione di informazioni – economicamente rilevanti (un privato per ottenerle deve pagare) – viene consentita al solo scopo di perseguire le finalità pubbliche. Ebbene, cosa succede in realtà.
Inserendo dati inesistenti e palesemente fasulli, alcuni funzionari infedeli delle varie amministrazioni si appropriano gratuitamente, ma in maniera fraudolenta, di dati, informazioni e certificazioni che altrimenti avrebbero un costo e che conseguentemente hanno un grande valore commerciale (per chi conosce ad esempio i dossier di Cerved sa di cosa parlo). Non c'è limite che tenga. I dati fraudolentemente carpiti vengono rivenduti sul mercato a prezzi inferiori, danneggiando chi invece li paga al prezzo pieno e li rivende con un margine.

Avete una vaga idea di quanto possano valere le informazioni bancarie?

Nell'ambiente legale circola il contatto – che personalmente mi sono guardato bene dal contattare – di un finanziere che si vende i dati bancari per consentire agli avvocati di andare a "colpo sicuro" nel recupero crediti. Con la recente riforma, di cui abbiamo parlato in altro post, questo fenomeno si attenuerà, ma sono sicuro che ci sarà sempre qualcuno disposto a pagare bene per questo tipo di informazioni.

Allora la mia domanda è: chi controlla i controllori?

Possibile che il trattamento di dati sensibili e rilevanti debba essere sacrificato in nome dell'interesse primario dello Stato di combattere l'evasione e l'elusione fiscale. Il contemperamento degli interessi in gioco fa davvero propendere per favorire un fine così elevato. Non entro nel merito della moralità della disubbidienza fiscale, ognuno ha il proprio convincimento e non spetta a me giudicare, però da cittadino (ancora per poco) di questo paese, mi chiedo: sono veramente tutelato dallo Stato? Poche mele marce tra i funzionari pubblici possono accedere ai miei dati personalissimi per i loro sporchi affari. Forse che questo non è un interesse pubblico da tutelare ancor più che la lotta all'evasione?

Finché lo Stato ci vedrà come un nemico da combattere, un avversario da vessare, non ci potrà mai essere identificazione tra Stato e cittadino, ma si rimarrà al livello di dittatore e suddito.
Ciao

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“Chi controlla i controllori?”

La famosa frase si deve all’autore latino Giovenale che nella sua satira più lunga¹, indignato per l’estrema rilassatezza dei costumi che avevano annegato la sobrietà e la sanità dei Romani in un mare di lussi e di sprechi inverosimili, mette veemente al bando i vizi e l’immoralità delle donne, tutte corrotte, nobili o di umili origini che siano; donne i cui comportamenti non possono divenire virtuosi tanto più quando coloro che dovrebbero orientarli sono essi stessi corruttibili. Oggi buon esempio di un simile contesto lo hanno dato alcune parlamentari, con atteggiamenti di dubbia moralità, per non parlare poi di coloro che hanno conferito loro incarichi importanti.

Il dubbio serpeggia anche nella “Repubblica” di Platone. Socrate, personaggio principale dell’opera, illustra il modello ideale di società. Quattro classi sociali ben definite, contadini, artigiani, guerrieri e governanti, che danno sostanza all’utopica città, il cui fine ultimo è il benessere della collettività, e non di una singola classe. Nella perfezione del disegno platonico si insinua la solita domanda “chi proteggerà i governati dai governanti?”

“Sono sicuro che dopo gli eventi inqualificabili verificatisi nelle ultime settimane, i cittadini sono indignati perché a loro sono chiesti sacrifici mentre il mondo che ruota attorno alla politica sembra esentato”. Lo ha detto il premier lo scorso 4 ottobre al termine del Consiglio dei ministri. Anche se il “signor Monti” se ne accorge solo ora, la situazione di corruzione e di abuso che investe il nostro paese è vecchia quanto il mestiere più antico del mondo. Parlamentari che ricevono stipendi d’oro, vitalizi, e altri indecenti privilegi, basti pensare che l’Italia è prima nella classifica mondiale delle auto statali con oltre 600mila vetture, a fronte degli Stati Uniti che ne conta 73mila. E tutto questo spreco grava sulle spalle delle famiglie che a stento riescono ad arrivare a fine mese, operai costretti a casa perché l’azienda ha dovuto chiudere i battenti, malati che vedono chiudersi le porte degli ospedali, studenti che percepiscono il celere affievolirsi del loro diritto allo studio, giovani laureati che non conseguono un’occupazione “degna” dei loro studi o addirittura che non la trovano affatto! E ancora…evasione fiscale, corruzione, concussione, monopolizzazione del diritto di informazione, partiti politici che vengono beccati con le mani nel sacco a rubare il denaro degli elettori!

Di fronte a questa situazione di crisi, si ripropone imperterrito il quesito. Chi garantisce l’onestà delle decisioni di chi gestisce e coordina? Chi controlla l’operato del ladro quando questo è stato eletto dagli elettori?

Nelle democrazie attuali si è cercato di fugare il dubbio, appellandosi al principio di separazione dei poteri, legislativo, volto all’elaborazione di leggi astratte e generali, esecutivo, consistente nell’applicare le leggi all’interno dello Stato, giudiziario, teso ad applicare la legge per risolvere una lite.

Ma chi controlla sulle tre funzioni tradizionali di stato?

Gran parte delle democrazie pluraliste vedono la presenza di altre due funzioni. La funzione di indirizzo politico, che consiste nella determinazione delle linee fondamentali della politica interna ed esterna dello Stato e nella cura della loro coerente attuazione. La funzione di garanzia giurisdizionale della Costituzione realizzata nei confronti di tutti i poteri dello Stato, compreso il legislatore. In Italia esiste anche l’organo costituzionale Presidente della Repubblica, distinto e autonomo rispetto al Governo, e con la funzione principale di garantire gli equilibri costituzionali, senza partecipare all’indirizzo politico. Organo alquanto discutibile nel nostro paese, assolvendo ad una mera funzione “figurativa”.

Inoltre, si afferma il principio della sovranità popolare, il quale esige che il potere politico si basi sul libero consenso del popolo. Se i parlamentari quindi dipendono dal consenso dei rappresentati, i primi tenteranno di ottenere questo consenso adottando i provvedimenti richiesti dai loro elettori. Perciò gli interessi sociali premono sullo stato affinché si abbiano risposte ai rispettivi bisogni. Chi controlla sull’effettivo soddisfacimento degli interessi sociali che con i provvedimenti si tende di assicurare?

Le regole e gli strumenti con i quali i cittadini possono custodire se stessi, controllando i governanti, vengono di solito stabiliti da questi ultimi. Ma chi assicura che ciò non avvenga per garantire l’impunità di chi sbaglia? La risposta a tale domanda implicherebbe l’attivazione di un nuovo livello di controllo, allontanando sempre più i politici dal popolo e celando le responsabilità nei recessi della burocrazia.

La domanda di Socrate sembra ripetersi ad ogni gradino. E dunque il nodo della questione non può essere risolto attraverso leggi e infiniti livelli di controllo del potere politico, bensì la soluzione va ricercata nell’intimo dell’uomo, in una sorta di super-onestà e correttezza di cui la dirigenza pubblica dovrebbe essere investita per conseguire il benessere del popolo che è chiamata a rappresentare.

Margherita Torchia

¹ Il brano a cui ci si riferisce compare nella Satira n. 6, 346-348.  “Audio quid ueteres olim moneatis amici, “pone seram, cohibe sed quis custodiet ipsos custodes? Cauta est et ab illis incipit uxor”

fonte  http://noigiovani.it