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Il lavoro nero in Europa: la Germania è prima in classifica


La  classifica del lavoro nero nel vecchio continente. Sorpresa !!

Il lavoro nero è una caratteristica  di tutti i Paesi europei.

Secondo le stime effettuate dalla società di carte di credito VISA, ammonterebbe a 333 miliardi di euro il valore del lavoro sommerso in Italia nel 2013, vale a dire una somma pari al 21% del PIL.

 

 

Per quanto questo sia un dato abbastanza noto, non siamo né gli unici né i migliori in Europa: sempre secondo la società Visa, infatti,il paese con il più alto impatto dell'economia sommersa sul PIL è la Bulgaria, con il 31%, seguita da Croazia, Lituania ed Estonia con un valore del 28%, dalla Turchia con il 27% e dalla Grecia con il 24%.

Dopo l'Italia troviamo invece il Belgio con una percentuale del 16%, la Norvegia e la Svezia col 14%, la Germania col 13%, il Regno Unito e la Francia col 10%, l'Austria con l'8%, ed infine la Svizzera con il 7%.

Ma se il risultato viene calcolato in base alla dimensione assoluta del lavoro nero, e non in percentuale sul Pil, ecco che il Paese apparentemente più solido ed equilibrato d'Europa, vale a dire la Germania, riesce a scalare la classifica fino al primo posto. Secondo la stima effettuata da Visa, in collaborazione con l'università di Linz, il nero tedesco è pari a 350 miliardi di euro. Su questa base, la Germania ha la più grande economia sommersa dell'Unione Europea.

 

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Evadere l’Irap non è reato !

 

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La Cassazione: la legge non conferisce rilevanza penale all’evasione dell’Irap  in senso tecnico

“L'evasione dell'Irap non ha rilevanza penale, sulla base dell'articolo 2 del decreto legislativo 274 del 2000 che sanziona la dichiarazione fraudolenta”. È quanto si può apprendere da un articolo de Il Sole 24 Ore di venerdì 23 marzo,  che riporta il giudizio della Cassazione n.11147 della Terza sezione penale. Con questa sentenza è stato affermato il principio di illegittimità del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2, D.Lgs. n. 74/2000) nel caso in cui la fattispecie abbia ad oggetto l’Irap. Secondo la Corte, infatti, la legge non conferisce rilevanza penale all’evasione dell’Irap, non trattandosi di un’imposta sui redditi in senso tecnico.

Il Gip del tribunale di Nocera aveva disposto la misura cautelare patrimoniale sui conti correnti intestati al rappresentante legale di una srl che, con una classica frode carosello, avrebbe, secondo l'accusa, realizzato una cospicua evasione attraverso l'emissione da parte delle imprese "cartiere" di fatture per operazioni inesistenti. Il giudice delle indagini preliminari sottolineava che nei reati fiscali la confisca per equivalente deve essere considerata estesa anche al profitto del reato e non solo al prezzo. Pertanto, nella condotta esaminata, il vantaggio commerciale ottenuto dalla società doveva essere individuato «dalla somma tra il mancato pagamento dell'Irap sui redditi relativi all'anno solare 20o8 e l'importo dell'Iva indebitamente incamerata nel medesimo esercizio».In totale il conto presentato all'imprenditore era di 934 mila euro. A tanto, infatti, sarebbe ammontato il vantaggio secondo le modalità di calcolo considerate legittime.

La tesi del Gip era però stata contesta dalla difesa facendo notare, tra l'altro, che nel conteggio si sarebbe tenuto conto anche di oltre 182 mila euro ascrivibili a titolo Irap, quando invece la normativa penale tributaria non avrebbe permesso un simile tipo di intervento. Linea accolta dalla Cassazione che ha annullato per questa ragione l'ordinanza del Gip di Nocera rinviandogli il procedimento per una decisione che tenga conto anche delle nuove indicazioni. Per la Cassazione, infatti, ed è la premessa logica, è ormai un principio consolidato di diritto, più volte affermato dalla stessa Corte, che il sequestro e la confisca per equivalente, che hanno per obiettivo la privazione di qualsiasi beneficio economico dalla commissione dell'illecito, non possono avere per oggetto beni per un valore eccedente il profitto del reato. Di conseguenza, l'autorità giudiziaria deve procedere, anche in sede di sequestro, alla valutazione dell'equivalenza tra il valore dei beni e l'entità del profitto. Nel procedimento approdato alla Corte, peraltro, il Gip, per la determinazione del profitto del reato, ha sbagliato, tenendo conto del (presunto) mancato pagamento dell'Irap sui redditi del 2oo8, quando invece la legge non attribuisce rilevanza penale all'eventuale evasione dell'imposta regionale sulle attività produttive, «non trattandosi di un'imposta in senso tecnico». Così «le dichiarazioni costituenti l'oggetto materiale del reato di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 74 del 2000 sono solamente le dichiarazioni dei redditi e le dichiarazioni annuali Iva (si veda la circolare del ministero delle Finanze 154/E del 4 agosto 2000, che motiva l'esclusione della dichiarazione Irap con la natura reale di siffatta imposta, che perciò considera non incidente sul reddito»). Il reato delineato dall'articolo 2 del decreto – reato di pericolo concreto nella lettura della Cassazione – tutela il bene giuridico patrimoniale della legittima percezione del tributo da parte dell'Erario ed è all'indebito vantaggio d'imposta (sui redditi e dell'Iva), deducibile dalle relative dichiarazioni annuali, che bisogna invece fare riferimento per arrivare all'individuazione del reato.

Dunque ora il Tribunale di Salerno dovrà rivedere la misura del sequestro ricordando che le misure ablative per equivalente non possono avere ad oggetto beni per un valore eccedente il profitto del reato e in questo caso dal computo va senz’altro sottratto l’ammontare dell’Irap.  Di diverso avviso la Procura generale della Suprema corte che ha chiesto invece l’inammissibilità del ricorso del contribuente.

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Sentenza Raoul Bova ? Sotto i 50 mila euro le dichiarazioni infedeli non hanno rilevanza penale

 

 

Raoul_Bova

la Corte di Cassazione, in merito all’indagine sull’attore Raoul Bova, ha stabilito, con sentenza numero 7.615 del 18 febbraio 2014, accogliendo il ricorso di Raoul Bova, indagato per elusione fiscale, che (sotto i 50 mila euro) le dichiarazioni infedeli non hanno rilevanza penale !

La Corte di Cassazione ha stabilito, che asticella che separa il bene dal male,  sarebbe collocata a questa cifra: 50 mila euro. Sotto questa soglia, infatti, le dichiarazioni infedeli non avrebbero rilevanza penale.

  Secondo la procura, Bova avrebbe creato una società schermo, dai conti fittizi, a cui avrebbe ceduto (similitudine con D&G <N.d.R.>) i suoi  diritti di immagine.

Tuttavia, secondo la Corte, l’ammontare delle dichiarazioni infedeli non supera i 50 mila euro, soglia di punibilità stabilita dall’articolo 4 del D.Lgs. n. 74 del 2000, quindi l’amministrazione finanziaria  a riguardo della fedeltà delle dichiarazioni annuali dei redditi e dell’Iva potrà vantare solo conseguenze civilistiche della violazione di tali obblighi, avverso Bova.

< N.d.R.   …Raoul,  mi sei sempre stato simpatico !!

 

consiglio:  la prossima volta di offshore, fanne due,

così  "glielametti" come D&G !! >.

 

Totò >  Che lavoro fa sua moglie ?

 

Macario >  Lamette in Svizzera !!

 


 

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“Riconducibili” a un Italiano

Il grande malloppo della Apple pari a 171 miliardi di dollari quasi tutti accumulati in elusione fiscale all’estero saranno gestiti da un Italiano.

     Cosa aspetta la GDF a verbalizzare che sono “riconducibili” a un Italiano?

 
http://www.melamorsicata.it/mela/wp-content/uploads/2013/01/Luca-Maestri.jpg

nella foto LUCA MAESTRI

— Dal Nostro Amico  Luigi Boschin

DA GIUGNO PRENDERÀ IL POSTO DI PETER OPPENHEIMER
APPLE, L’ITALIANO LUCA MAESTRI È IL NUOVO DIRETTORE FINANZIARIO DELLA CASA DI CUPERTINO
Il nuovo Chief Financial Officer di Cupertino sarà il 49enne romano Luca Maestri, attuale corporate controller della Apple. Di lui si dice che sia ambizioso, perfezionista e molto riservato. Riferirà direttamente al Ceo Tim Cook

06 marzo 2014
Apple ha annunciato che Peter Oppenheimer, vicepresidente senior e direttore finanziario, lascerà il suo incarico alla fine del prossimo settembre.

Come già atteso, è l’italiano Luca Maestri, attualmente vicepresidente del reparto finanziario di Apple e corporate controller, a succedergli. Riferirà direttamente all’amministratore delegato del gruppo di Cupertino, in California, Tim Cook.

Da giugno Oppenheimer – che è stato direttore finanziario negli ultimi 10 anni in cui i ricavi annuali di Apple “sono cresciuti da 8 miliardi di dollari a 171 miliardi”, afferma la nota – affiancherà Maestri per garantire una transizione senza interruzioni.
Fiducia di Tim
“Luca vanta più di 25 anni di esperienza a livello internazionale nel senior management finanziario, ricoprendo fra gli altri il ruolo di CFO di una public company, e sono certo che svolgerà un eccellente lavoro in qualità di CFO di Apple,” ha dichiarato il Ceo Tim Cook. “Abbiamo incontrato Luca quando cercavamo un Corporate Controller, e abbiamo capito subito che sarebbe stato un ottimo successore di Peter. Da quando lavora con noi, il suo contributo si è già dimostrato significativo, e ha conquistato rapidamente il rispetto di tutti i suoi colleghi in Apple.”

Maestri, un romano a Cupertino
Romano, 49 anni, laureato alla Luiss, Luca Maestri, dal marzo scorso e’ il corporate controller della Apple, in pratica il controllore dei conti economici globali dell’azienda, e da settembre ne diventerà il chief financial officier, il responsabile finanziario.

Prima di arrivare a Cupertino, Maestri, che parla fluentemente tre lingue, l’italiano,
l’inglese e il portoghese, ha lavorato in tre grandi multinazionali, Gm, Nokia-Siemens e Xerox, tre grandi aziende globali che operano su mercati maturi e dunque, un po’ come la
Apple attuale, bisognose di affrontare nuove sfide e di rilanciarsi.

Dopo la laurea alla Luiss di Roma, Maestri e’ approdato alla General Motors, dove e’ rimasto per 20 anni, facendo il globetrotter tra Usa, America del Sud, Europa e
Asia. Per il gigante dell’auto di Detroit ha gestito la joint venture tra Gm e Fiat e il rilancio delle attività sudamericane della compagnia automobilistica.

Nel 2008 e’ passato alla joint venture telefonica tra la finlandese Nokia e la tedesca Siemens e poi e’ passato alla Xerox, il colosso Usa delle macchine fotocopiatrici, in declino economico.

 
 

 

Di lui dicono che sia ambizioso, perfezionista e molto riservato. Maestri affronta ora la sfida più difficile della sua carriera, diventa il custode del tesoro di Apple, quei famosi 171 miliardi di dollari, accumulati grazie alla sua leadership tecnologica e ai maxi-profitti dell’era Jobs, che andranno reinvestiti e sui quali il nuovo leader Tim Cook conta molto per il futuro.

http://luigiboschin.wordpress.com/

 

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Swiss Tax Report 2014: la Svizzera è ancora competitiva?

 

ZURIGO – La tendenza al ribasso della tassazione delle aziende subisce quest’anno un nuovo rallentamento in Svizzera. Rispetto all’anno scorso si osserva inoltre un leggero incremento delle aliquote massime di imposizione per le persone fisiche. Secondo uno studio della società di revisione e consulenza KPMG, la Svizzera è sempre più confrontata con la concorrenza dei paesi dell’UE.

In base allo “Swiss Tax Report 2014”, l’aliquota massima di imposizione sugli utili delle imprese è diminuita – nella media dei cantoni svizzeri – del 4,07% negli ultimi nove anni. Quest’anno la riduzione è invece limitata allo 0,9%, con un’aliquota media al 17,2%.

Con un tasso d’imposizione al 12,32%, Lucerna rimane – nonostante un incremento di 0,12 punti – il cantone più vantaggioso per le imprese. Seguono Appenzello Esterno, Nidvaldo e Obvaldo, tutti con un’aliquota al 12,66%. Sotto la media nazionale anche gli altri cantoni della Svizzera centrale e orientale, compresi i Grigioni (16,68%). Sopra la media si piazzano invece i cantoni romandi, quelli dell’Altopiano, quelli con i grandi centri e anche il Ticino (20,6%). Chiudono la classifica Vaud (23,5%) e Ginevra (24,20%).

Nel confronto europeo l’Irlanda rimane, con un’aliquota al 12,50%, la principale concorrente in materia di tassazione delle imprese. A livello globale anche importanti piazze finanziarie come Hongkong (16,50%) e Singapore (17,00%) si piazzano al di sotto della media svizzera.

Le nuove misure in materia di imposizione delle imprese decise dall’UE e da organizzazioni internazionali come l’OCSE e il G20, mettono la Svizzera sempre più sotto pressione. Nell’ambito della terza riforma sulla tassazione delle imprese (RIE III), la Svizzera si vede perciò costretta a trovare una soluzione che sia accettata dalle imprese sia a livello nazionale che internazionale, scrive KPMG.

Anche per quanto riguarda la tassazione dei redditi più alti i cantoni della Svizzera centrale sono quelli che offrono condizioni più vantaggiose. Rispetto ad un’aliquota che nella media nazionale è aumentata di 0,09 punti al 33,86%, la classifica dei cantoni è guidata da Zugo (22,86%). Seguono Svitto (23,73%, Obvaldo (24,12%) e Nidvaldo (25,55%).

 

Fonte: Ticinonline.ch

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Crisi economica! disoccupazione! burocrazia! governo ladro! …you have a dream ?

Martin-Luther-King-I-have-a-dream

 

Vorrei…. 

 

Vorrei intraprendere un attività lucrativa nel campo del hi thech….

….possibilmente tax-free……

.ma non so come fare ??

now, you can !!

e, se non ho un capitale iniziale,

ma so di avere talento da vendere ??

You can also now,

  with new formula “start-up-franchising”

 Quanti di voi , lettori e/o simpatizzanti della nostra start up editoriale…

giovani in procinto di affacciarsi all’attuale infernale mondo del lavoro, o 50enni rejetti dai cicli produttivi/professionali, sono assaliti da crisi di sconforto ad ogni Talk show…

che ormai dal 2008 scandisce ineluttabilmente i dati statistici della crisi, della deriva sociale, morale, civile, culturale ed economica a cui gli italici politicanti ed i loro pasciuti burocrati ci hanno condannato a subire….

….. molti non vedono vie di uscita …. e non si tratta solamente di rassegnazione …

spesso non ci sono più le risorse …   divorate dalla persistente   crisi …

ed anche quando le risorse ci sono, la spessa e densa cortina fumogena stesa ad arte dai novelli Goebbels, un mix velenoso di disinformazione e terrorismo fiscale, che efficacemente impregna ed ottenebra le menti di milioni di partite IVA e disoccupati…

cela gli orizzonti infiniti e le sconfinate praterie economiche, che i popoli d’oriente e dei paesi del “BRIC “ possono felicemente cavalcare, grazie alle tecnologie hi tech che dalla fine del secolo scorso gli consentono Pil del 7/9%/annui….

“dove osano le aquile” , solo pochi eletti: Marchionne, D&G, Valentino Rossi, Fini & i Tulianos, (Berlusconi invece, 1° contribuente nazionale, l’anno “impallinato” proprio per evasione fiscale) …  volano al di sopra della mefitica foschia, sopra le menti, ottenebrate degli italici sudditi fiscali, apparendo agli sventurati come inquietanti condor e raccapriccianti avvoltoi …

…. nel marzo del 2013 alcuni umani decisero di opporsi a questo “status quo” e venne fondata in terra d’oltremare, in giurisdizione del Delaware la

St.George.dragonslayer LLCState File #:52999-62.

 

Si vis pacem, para bellum

non a caso il motto sotto al logo è :

“se vuoi la pace preparati alla guerra”.

La mission di questa Start up è quello di fornire, ad una platea più ampia possibile, gli strumenti atti a combattere il malaffare e le vari e mafie politico/economico/burocratiche/massoniche, strumenti non già di offesa, ma bensì di legittima (legalmente) e sacrosanta (moralmente) autodifesa.

Con lo stesso spirito pionieristico con cui Samuel Colt fondo la Colt’s Patent Fire-Arms Manufacturing Company,

accettai l’incarico di CEO della nascente Company, e non avrei potuto fare diversamente, dato il mio carattere ed il mio curriculum vitae .

Mi permettano i pazienti lettori una digressione storica indirizzata alla casta, che mi urge poiché sono convinto, data la comprovata crassa ignoranza degli italici politicanti , che pochi, se non niuno di lor eccellentissimi signori sappia che:

(e cito Wikipedia ) In occasione dell’impresa dei Mille, Samuel Colt inviò in dono a Giuseppe Garibaldi 100 armi da fuoco che comprendevano rivoltelle e carabine. Garibaldi, soddisfatto delle armi ricevute, acquistò 23.500 moschetti al costo di circa 160.000 dollari. Una delle rivoltelle fornite, assegnata al colonnello Giuseppe Missori, salvò la vita all’eroe dei due mondi, durante la battaglia di Milazzo.

Mi fareste grande onore, dovessi perire sotto il piombo degli italici finanziotti e/o i timbri e le notifiche degli sgherri di Equitalia ed A.d.E., se vi prendeste la briga di scrivere sulla mia lapide funeraria (se mai ne avrà una) la lettera di ringraziamento di Garibaldi, adattandola al mio nome.

« Fino Mornasco 15 gennaio 1860 Nobile colonnello Colt Cittadino adottivo della grande Repubblica, fiero d’appartenere alla causa universale dei popoli accetto con riconoscenza, a nome del mio Paese, la vostra offerta amichevole e generosa. L’arrivo delle vostre armi verrà da noi salutata non soltanto come il tangibile apporto inviato da un uomo di cuore a un popolo che combatte per i suoi diritti più sacri ma come il potente sostegno morale della Grande Nazione Americana ! Con devoto affetto Giuseppe Garibaldi »

Negli Usa da quasi due secoli vige un proverbio: « Dio creò gli uomini diversi. Il signor Colt li rese uguali. »…    e se nella fine del 1800 si doveva ricorrere al binomio: polvere da sparo/revolver, per opporsi alle prevaricazioni di ogni tipo che allora si verificavano,   al giorno d’oggi disponiamo, nell’attesa della trionfale ascesa di Marine Le Pen,di una tecnologia altrettanto efficace per la sopravvivenza, nella legittima autodifesa-fiscale e nel lungo periodo lo sterminio (per loro fame) dei componenti delle mafie e delle caste or ora imperanti sulla italica penisola e l’Eurozona Tutta….   (con Hollande& Angela anche gli altri non se la passano tanto meglio)   sto parlando degli strumenti propri dell’ hi tech abbinati ad una sana pianificazione fiscale internazionale !   Sarebbe da idioti pensare che si possa vincere la battaglia contro la casta infilzando con la baionetta, ad uno ad uno, tutti i Senatori, per poi passare   a scalare a tutte le altre categorie, anche se confesso che accarezzo questa eccitante ipotesi nei miei sogni erotici più profondi e segreti (spero i magistrati non li intercettino)…   Appena Renzi ha chiesto l’abolizione del Senato, anzi precisamente: rimodulazione, ovvero tutto cambi, nuovo nome, nuovi privilegi, maggiori costi di prima…   Grasso, presidente di tale italico bordello, è corso da Lucia Annunziata a perorare la causa dei senatoriali poltronisti (a 50mila€/mese per la vita).

E’ molto meglio adottare la efficacissima strategia con cui fin dai secoli scorsi si eliminano le infestazioni da “Pediculus humanus capitis” :   dove si attaccano i pidocchi ?? …ai capelli…. orbene è sufficiente eliminare i capelli e non più un pidocchio sopravviverà.

  Ed ora riflettete: a che cosa si attaccano i politicanti ed il resto dei parassiti che ci infesta ??? ….ai vostri soldi !!    non dategli più soldi e miracolosamente scompariranno !!!   mi pare elementare ! Non concordate…. certo gli statali non concordano mai…. se al ventisette non gli date lo stipendio, di 4,5miioni non ne rimane uno !   Tralasciando queste povere care bestiole…. torniamo a noi ed alla nostra mission….

  Dopo un anno di approfonditi studi ed un lungo lavoro di intelligence…. gli esperti ed i consulenti della St.George.dragonslayer, hanno il piacere di annunciarvi il progetto : AIPaPP@

 

 

All Inclusive Prêt-àPorterpack @

…permettetemi uno slogan :

 per affrontare il business di oggi…

 

con AIPaPP@ la maneggevolezza e la semplicità di un revolver & l’efficacia di un 357 Magnum

 

 

Che cos’è   AIPaPP@ ???

è un insieme di prodotti e servizi che costituiscono un tool “Open box” & ”Open-space” (<N.d.R.> Un insieme completo ed autosufficiente di strumenti, assistenza e Know how universali ) che permette a chiunque, anche chi in questo momento non ha la minima idea di cosa sia html o wordpres di intraprendere un attività editoriale in grado di generare un minimo di reddito di sopravvivenza al primo anno e una attività remunerativa nel tempo (previsione 500€/mese entro il 1° anno)…. assorbendo un minimo di 2/3 ore giornaliere di impegno operativo…

 

…a partire da un Entry Level Pack

(prodotto a basso costo adatto ad un pubblico che si avvicina per la prima volta alla materia in oggetto) trovate il miglior investimento, rapporto prezzo qualità/efficienza, per la vostra Start Up…

 

…AIPaPP@ , la vostra futura carriera imprenditoriale, comincia da qui !!!

 

…e possiamo seguirvi: step by step, al crescere delle vostre esigenze ed al diversificarsi del vostro “core-business”…. Asset management, target improving, Brand Shift, ecommerce, franchising, sponsors, pay-for-clik, affiliazioni, emarketing…. e qualsiasi vostra esigenza futura…

 

di più !!!

 

con la formula soddisfatti o rimborsati se l’acquirente intende restituire il package entro il primo anno, otterrà, entro 6 mesi successivi dalla riconsegna… un rimborso fino ad un massimo del 50% della spesa inizialmente sostenuta *  …

(* molte funzioni/parametri sono implementate individualmente su misura, quindi irriutilizzabili, e le Tax fee sono irrestituibili).

 

Open box ??

 

Significa in inglese:

“lo togli dalla scatola ed cominci ad adoperarlo”….

 

 

Che cosa trovo dentro la scatola ??

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G) Un supporto tecnico di Web Design, gratuito i primi 30gg, per implementare adattare il Vostro Magazzine alle necessità minime per il lancio e la stabilizzazione del marketing.

 

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sono aperte le affiliazioni in franchising !!

 

 

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Il sistema bancario italiano è solido…

 Banche e furbetti, la bomba Zaleski minaccia Intesa Sanpaolo e Bazoli

I big del credito italiano hanno prestato 6,7 miliardi di euro all’amico franco-polacco del presidente dell’istituto milanese per giocare in Borsa, nonostante la legge vieti di concedere finanziamenti per acquistare titoli propri. Ma il valore delle azioni è precipitato. Ed adesso è arrivato il momento della resa dei conti: l’istituto di credito rischia un buco di 800 milioni

 Romain Zaleski è un uomo spiritoso, e da questo articolo capirete anche che ha tutte le ragioni per essere allegro. Il 7 febbraio scorso, festeggiando il suo ottantesimo compleanno, ha dichiarato al Giornale di Brescia che lo celebrava: “Non mi sento affatto un finanziere, non ho conoscenze della finanza moderna”. Se non seguite con attenzione le cronache finanziarie faticherete a credere che questo sia il beffardo autoritratto dell’uomo a cui la maggiori banche italiane hanno prestato 6,7 miliardi di euro per giocare in Borsa. Proprio così: sei miliardi e settecento milioni di euro, pari a circa l’uno per cento di tutti i prestiti delle banche italiane a circa 2 milioni di imprese, secondo l’austero Sole 24 Ore. Un pasticcio che rischia di andare fuori controllo, ora che alla vigilia di Ferragosto le banche creditrici hanno cominciato a litigare.

Il pentolone sta per esplodere
Questa autentica follia ha cominciato a rivelarsi tale nell’autunno del 2008, con l’inizio della grandecrisi finanziaria mondiale. Ed era inevitabile. Io ti presto 6 miliardi, tu compri azioni per 6 miliardi. Ma se le azioni cominciano a scendere? I tuoi pacchetti valgono sempre meno ma i debiti sempre di 6 miliardi restano. E così è successo. Le grandi banche, Intesa Sanpaolo e Unicredit in testa, avendo la coscienza sporca, hanno cominciato cinque anni fa a buttare la sporcizia sotto il tappeto, più precisamente sotto la celebre collezione di tappeti persiani di Zaleski. Speravano che le azioni risalissero. Invece sono andate sempre più giù e adesso siamo alla resa dei conti. Unicredit e Intesa vanno verso lo scontro. E il pentolone sta per esplodere.

All’origine ci fu uno scandaloso aggiramento dell’articolo 2358 del codice civile, che vieta alle banche di prestare soldi per comprare proprie azioni. Fingendo la mano sinistra di non sapere cosa faceva la destra, Unicredit ha prestato a Zaleski i soldi per comprare azioni di Intesa Sanpaolo, Intesa gli ha prestato i soldi per comprare Montepaschi, Montepaschi gli ha prestato i soldi per comprare Ubi Banca, e Ubi Banca gli ha prestato i soldi per comprare Mediobanca.

Zaleski, di origine franco-polacca, era noto in Francia come tesoriere del partito Udf del presidente Valery Giscard D’Estaing. Una trentina d’anni fa si è trasferito in Italia, e si è radicato tra Milano e Brescia, dove si è legato, con solidissima amicizia, al presidente di Intesa Giovanni Bazoli. Tutti hanno sempre pensato che l’acquisto del 5,9 per cento del capitale della prima banca italiana fossedecisivo per consolidare l’assetto proprietario che da sempre esprime la leadership di Bazoli. Ma Bazoli ha sempre negato con decisione qualsiasi sua influenza nelle scelte d’investimento di Zaleski. Che cinque anni fa era un vero re dei salotti, azionista importante, oltre che di Intesa, anche di Ubi, Montepaschi, Mediobanca, A2A e Assicurazioni Generali. Quando la crisi ha fatto sentire i suoi primi effetti, due banche straniere, la Royal Bank of Scotland e Bnp Paribas, si sono affrettate a battere cassa facendosi ridare i loro 1,6 miliardi di esposizione complessiva e se la sono data a gambe. Le banche italiane, in silenzio, hanno dato il loro assenso, forse pensando che era meglio non aprire polemiche. E si sono tenute il buco del giocatore di bridge che non sa niente di finanza.

L’inizio della guerra vera
Bazoli a quel punto ha preso Pietro Modiano, direttore generale di Intesa che era in rotta con l’amministratore delegato Corrado Passera, e l’ha mandato a fare il presidente della Carlo Tassara, la scatola di Zaleski che contiene i debiti e le azioni. Il programma era di vendere al meglio e con calma le azioni in portafoglio per recuperare quanto più possibile e limitare i danni delle banche. Dopo cinque anni di terapia il quadro è ancora sconfortante. I debiti si sono ridotti a 2,4 miliardi, ma le azioni in portafoglio valgono poco più di un miliardo. La Carlo Tassara non ha ancora fatto il bilancio 2012, perché non lo può fare: con i numeri attuali dovrebbe semplicemente portare i libri in tribunale, e quindi ha chiesto alle banche creditrici di trasformare parte dei crediti in capitale, per tenere in piedi la baracca.

E qui comincia la guerra vera. Perché se vi è sembrato incredibile che abbiano prestato 6 miliardi e rotti a una persona fisica per giocare in Borsa, vi sembrerà ancora più incredibile che in questi cinque anni gestiti da una successione di accordi di ristrutturazione del debito detti standstill (in italiano: io non ridò i soldi alle banche e le banche non me li chiedono) Zaleski ha continuato a comandare sulla Carlo Tassara attraverso i suoi uomini, guidati da Mario Cocchi. E così Modiano ha trovato continui ostacoli nel tentativo di vendere i pacchetti azionari. Tanto per dire, c’è ancora un 1,7 per cento di Intesa, che vale 400milioni, ma cinque anni fa si poteva vendere a un miliardo tondo se non si fossero temuti effetti secondari sugli equilibri della maggiore banca italiana.

E così, all’ennesima richiesta di proroga avanzata da Modiano, quelli di Unicredit si sono stufati. Il numero uno, Federico Ghizzoni, ha fatto scrivere una letteraccia in cui si intima in sostanza di smettere di menare il can per l’aia. C’è una spiegazione: all’inizio Intesa e Unicredit erano esposte per 1,7 miliardi a testa. Oggi Intesa è ancora fuori di 1,2 miliardi, Unicredit solo di 500 milioni. E il credito della banca di Ghizzoni e quasi totalmente assistito da garanzie reali, mentre quello di Intesa è senza garanzie per quasi un miliardo. Già, la banda di Bazoli (che però ha sempre detto di non saperne niente, scaricando la responsabilità su Passera) ha dato i soldi a Zaleski senza chiedere garanzie. E adesso rischia di restare con il cerino in mano. Per questo Ghizzoni vuole chiudere alla svelta la partita, Bazoli no, perché rischia di dover mettere in bilancio un buco di 800 milioni. Zaleski è dunque il nome della prossima bomba che il capitalismo di relazione sgancerà sulla già malconcia economia italiana e sulle sue banche.

< per gentile concessione del nostro amico Luigi Boschin  

  http://luigiboschin.wordpress.com/2013/08/15/il-sistema-bancario-italiano-e-solido/ >