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Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.

 
Ludwig Wittgenstein, Filosofo austriaco (26 aprile 1889, 29 aprile 1951)
 
 
A voi il giudizio sull'aspra diatriba…       e la rissa esplosa su "Paradisi-Fiscali.com" …..
 
BASTA DISINFORMAZIONE !!!!!!!
 
personalmente concordo, l'anno scorso ho personalmente contattato via @mail  oltre 500 Banke, dall'Australia alla Mongolia, risultato :  Risposte  3  conti aperti Zero …
 
Citazione Originariamente Scritto da Businesz Visualizza Messaggio
Se vai sul sito http://XXXXXXXXXXXX.com/ noterai che le ST. Vincent and the Grenadines non aderiscono al FACTA e le banche tra cui quella del sito La XXXXXXXXXX Bank ltd di PXXXXXf che ti ho postato aprono velocemente con docs scansionati, e hanno conti multivaluta euro USD CAD AUD Sterline e i conti Societari sono cifrati. Apertura in 24 ore e non inviano info a nessuno, hanno conti in oro e commodities e ti fanno investire sul forex Cayman per solo 10000 USD con interessi al 35% questo grazie a PXXXXXXXf che molto conosciuto anche li grazie alla sua banca permette ai suoi clienti di entrare nel mercato a 10.000 invece che 100K come si dovrebbe.
 
Citazione Originariamente Scritto da Businesz Visualizza Messaggio
St. Vincent and the Grenadises con conti offshore anonimi e segretissimi, facili da aprire in 24 ore.. tipo dalla XXB non aderenti al FACTA
 
Citazione Originariamente Scritto da David  Visualizza Messaggio

 è possibile che non si perda mai l'occasione per incrementare la disinformazione e per  sputtanare le banche per mettersi in tasca miseri 25$ attraverso un link affiliativo ?    facciamola finita.

St.Vincent & the Granadines è un'ottima giurisdizione bancaria, ma i conti offshore NON SONO ANONIMI.

La banca richiede in ogni caso TUTTI I DOCUMENTI del beneficiario in più RICHIEDE UN COLLOQUIO TELEFONICO con il beneficiario e firmatario del conto.

la banca in questione non è aderente alla FATCA semplicemente perché non accetta cittadini o residenti di USA e Caraibi.

ST. Vincent and the Grenadines non aderiscono al FACTA e le banche tra cui quella del sito La XXXXXXX Bank ltd di PXXXXXXf che ti ho postato aprono velocemente con docs scansionati, e hanno conti multi-valuta euro USD CAD AUD Sterline e i conti Societari sono cifrati.
 

Si sa almeno cosa voglia dire "conto cifrato"? Sono conti SOCIETARI, SERVE UNA SOCIETÀ' OFFSHORE non sono conti NUMERATI. 

 
    Apertura in 24 ore

 

 

il conto non viene aperto a NESSUNO in 24 ore. I tempi sono più veloci che in altre banche, ma non raccontiamo storie che poi non corrispondono alla realtà.

e non inviano info a nessuno,

davvero? sicuro?? St.Vincent ha 21 TIEA firmati e in vigore con giurisdizioni ad alta tassazione in tutto il mondo. L'Italia non è fra queste, ma certo non vuol dire che non dicano niente a nessuno.

hanno conti in oro e commodities e ti fanno investire sul forex Cayman

la banca ha un private label di saxo bank per il trading, non credo sulle Cayman, che fra le altre cose sono una giurisdizione con un TIEA firmato con l'Italia.

…. grazie a PXXXXXXf che molto conosciuto anche li grazie alla sua banca permette ai suoi clienti di entrare nel mercato….Assolutamente seri

Sia PXXXXXXXf che la sua banca sono seri e questo è vero.

La Banca apre in pochissimi giorni, 24 ore per apertura conto solo con doc scansionati,

prima devono accettare l'apertura del conto e questo comunque non vuol dire che aprano i conti a cani e porci, attenzione.

….. trovi tutto sul fatto che non inviano info neanche se li minacciano. ….Gli unici a non avere scambi di informazioni con nessuno.Peggio delle Cayman che scambiano info con tutti

ah davvero?? dipende sempre quanto la combini grossa.

e poi, BASTA DISINFORMAZIONE !!!!!!!

St.Vincent & Grenadines, con le seguenti nazioni, ha TIEA firmati e in vigore regolarmente:

ARUBA, AUSTRIA, AUSTRALIA, BELGIO, CANADA, CURACAO, DENMARK, FAROE ISLANDS, FINLANDIA, FRANCIA, GERMANIA, GREENLAND, ISLANDA, IRLANDA, LIECHTENSTEIN, OLANDA, NUOVA ZELANDA, NORVEGIA, SINT MAARTEN, SVEZIA, UK.

basta essere residente in uno di questi stati che non servono minacce, ma basta una semplice richiesta in carta da bollo.

e poi quante volte lo devo dire che alle banche offshore non piace la pubblicità gratuita….

devo scrivere altri 2000 post??
 
Ai posteri l'ardua sentenza….
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dal nosto amico Canadese, Luigi Boschin : Sorpresa!

marzo 26, 2014        Sorpresa! Modifica visibiltà

 Dolce & Gabbana, il pg chiede  l’assoluzione non sussiste»

I due stilisti accusati di omessa denuncia dei redditi.

Per il rappresentante dell’accusa «una condanna penale contrasta con il buon senso giuridico»
Il procuratore generale di Milano Gaetano Santamaria Amato a sorpresa ha chiesto di assolvere Domenico Dolce e Stefano Gabbana, «perché il fatto non sussiste», dall’accusa di omessa dichiarazione dei redditi per la quale erano stati condannati, in primo grado, a un anno e otto mesi nel giugno 2013. Per il rappresentante della pubblica accusa, «una condanna penale contrasta col buon senso giuridico». Ai due creatori di moda viene contestata una complessa operazione finanziaria del 2004 con la quale Dolce e Gabbana, all’epoca proprietari del 50% dei marchi, li cedettero a una società lussemburghese, la Gado srl. Un’operazione di estero vestizione che, secondo l’accusa, sarebbe servita per evadere il fisco italiano. La richiesta è arrivata nel processo di Appello.

Il ruolo degli stilisti

Gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono «impegnati tra stoffe, modelli, modelle, ricevimenti, sono dei creativi e non me li immagino a gestire schemi di abbattimento fiscale». Lo ha spiegato il sostituto pg di Milano Gaetano Santamaria. Secondo il magistrato gli stilisti non avrebbero creato una società fittizia in Lussemburgo, la Gado srl, per evadere il fisco, ma questa società avrebbe avuto «un’effettiva operatività» nel Granducato. «La Guardia di Finanza e i giudici di primo grado hanno sostenuto che la Gado non avrebbe svolto la sua attività in Lussemburgo perché era domiciliata in angusti locali, non aveva dipendenti e non vi era la prova che i cda si svolgessero all’estero». Questa tesi, tuttavia, viene confutata dalle «prove testimoniali nel dibattimento» di primo grado. «Queste prove non entrano nel processo tributario – dice il pg con tono accorato – ma, santiddio, entrano nel processo penale e non le guardiamo?». «Tutti i testi, quelli ammessi e quelli che avrebbero potuto essere ammessi, dicono che la sede era operativa in Lussemburgo e adeguata alle esigenze». Inoltre, per il pg «c’è bisogno di un salto culturale: davvero vogliamo credere che le sedi delle società devono avere strutture faraoniche?».

 

 E il sesso degli angeli quando lo giudicherete in tribunale ?

per gentile concessione  di     http://luigiboschin.wordpress.com/

 

quindi aveva ragione Vladimir Putin :

«Se Berlusconi fosse stato un gay, nessuno lo avrebbe toccato con un dito»:

lo ha detto Putin al club di Valdai parlando della condanna del Cavaliere

ad un incontro al quale era presente anche l'ex presidente della

Commissione europea Romano Prodi.

«Berlusconi è sotto processo perchè vive con le donne»,

ha aggiunto il presidente russo.

<Corriere della Sera>

 

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Questo è il commercio, bellezza. E tu non ci puoi fare niente…

Estratto da:

http://www.paradisi-fiscali.com/8-discussioni-in-generale/6463-consulenza-sto-per-fallire?p=20721&viewfull=1#post20721

[QUOTE=gino55;20721]Salve Ragazzi innanzitutto prima di esporvi il mio problema, voglio ringraziarvi anticipatamente e sopratutto complimentarmi per il forum che leggo da un po e ho trovato persone molto preparate. Ora se me lo consentite vi vorrei esporre il mio problema con la speranza che qualcuno possa darmi una mano perché sono abbastanza disperato

Sono un piccolo imprenditore che ho aperto da 8 anni circa 16 punti commerciali che svolgono l’attività di compro oro usato ovviamente non tutti insieme, ma anche indebitandomi con finanziamenti etc etc per far crescere la mia attività.
attualmente il mio problema e questo le banche si rifiutano di darmi il contante che a me serve come il pane per pagare le persone che vengono a vendere gli oggetti preziosi dentro i miei punti vendita da premettere che tutta la merce che acquisto e vendo viene regolarmente denunciata sia al fisco che alla questura come e consueto fare per questo genere di attività ora ho 60 giorni di tempo per trovare una soluzione anche estera perché la mia filiale mi ha detto che chiuderà il conto perché non vogliono questo tipo di operatività che consigli mi date? anche se devo aprire un conto estero e mi vado a prendere i contanti tanto io ho tutto in regola e leggendo le varie leggi nessuna dice che e vietato prelevare i soldi dal conto,ovviamente rispetto la legge dichiaro tutto e pago massimo 999 euro in contanti dopo devo fare l’assegno ma questo e normale, l’anormalità e che nessuna banca e questa e la terza non vogliono che prelevi e booom ti chiudo i conti senza se e senza ma!! Per favore aiuto se sono stato poco chiaro mi scuso ma sono pronto a dare ulteriori informazioni grz da premettere che qui ballano circa 40 posti di lavoro!![/QUOTE]
[QUOTE=gino55;20728]grz per le celere risposte il contante e mio nessun fido nessun anticipo fatture sono bonifici che mi arrivano da chi vado a vendere che ha il prezzo migliore, banco metalli preziosi, aziende che la maggior parte stanno ad arezzo vicenza, io i mie negozi li tengo sparsi tutti in sud italia, spero possiate risolvermi il problema ovviamente non voglio nulla gratis ma soluzioni alternative. Grz[/QUOTE]

Caro gino55, ho cominciato a lavorare con l’oro nel 1972….
quindi ne avrei di cose da dire…

ma preferisco non esprimermi, e soprattutto preferisco non esprimermi in particolare sul fenomeno dei “Compro Oro”….

Puoi anche essere l’uomo più retto e pio del mondo ma purtroppo abbiamo visto tutti in TV i servizi di Striscia e delle Iene

http://www.video.mediaset.it/video/i…o-in-nero.html

http://www.striscialanotizia.mediase…ews_7765.shtml

http://www.striscialanotizia.mediase…ews_6936.shtml

http://www3.varesenews.it/busto/mirk…le-275717.html

http://interno18.it/cronaca/33089/co…uarda-il-video

http://www.video.mediaset.it/video/i…i-caldoro.html

ti ha già risposto:

Citazione Originariamente Scritto da bradipo Visualizza Messaggio
Scusa Gino55 a me non torna qualcosa, dici che non hai contanti per pagare i clienti che vendono il proprio oro e/o il personale. L’oro che devi pagare non lo terrai tutto in negozio,potrai tenere i pezzi più belli per farci vetrina se hai lo spazio ma il resto lo fondi e ci fai il saggio, dopo di che lo vendi agli stessi signori che ti pagano in belle banconote sonanti da 500 o ti danno il fino, ti dico questo perché mio padre era un orafo e so’ per esperienza che si fa così.
Saluti Max

gira… gira… quei 100k€ li hai sul tuo conto o alla banca chiedi uno scoperto di C/C di 100K€… facciamo il gioco delle tre carte??

Per legge, devi tenere in giacenza (congelati in cassaforte) i preziosi, prima di farli fondere, e conseguentemente vendere il metallo,  per almeno 10 giorni !
Credi che, siccome fino ad ora grazie alla crisi “ti è andata di lusso” al contrario degli altri imprenditori che finivano e finiscono strangolati,  le banche dovessero per forza avere un occhio di riguardo nei tuoi confronti  ??   Le banche fanno esattamente il tuo stesso mestiere….  ne più e ne meno, approfittano di chi ha necessità di contante !!


Se Io fossi un direttore di banca…. ammesso e non concesso che in questo preciso momento 100K non li danno neppure al Padre Eterno…
chi me lo farebbe fare di prendermi il rischio di autorizzare uno scoperto del genere ad uno che domani mattina ha statisticamente un elevata probabilità di ritrovarsi ospite all’ hotel
Regina Coeli ??
…non ti crederai mica di essere Callisto Tanzi ??

[QUOTE=gino55;20785]max si faceva cosi ed erano tutte operazioni a Nero io ho una mia tipologia si essere imprenditore voglio pagare le tasse e tutto il resto ma a quanto vedo essere onesti ha molte piu fregature!![/QUOTE]


almeno non prenderci per il culo !!

Questo è il commercio, bellezza. E tu non ci puoi fare niente…
( parafrasando
Humphrey Bogart in
Deadline 1952)…


vorrà dire che è ora di cambiare mestiere !!

Guarda me… per esempio…. per quarantanni ho fatto il Dentista….
e da una settimana faccio l’Editore….


toglietevi le fette di prosciutto dagli occhi…
e se le tenete, vuol dire che siete degli ipocriti e vi va bene così…

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Il reato di cui all’art. 10 ter del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 ha natura istantanea e….

Il reato di cui all'art. 10 ter del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 ha natura istantanea e si consuma nel momento della scadenza del termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo di imposta successivo.

La Cassazione (sentenza n. 12248 del 14.03.2014) interviene con interessanti prese di posizione sul reato di cui all’articolo 10 ter del decreto legislativo 10 marzo 2000 n. 74, che punisce il mancato versamento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine di versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo. In primo luogo, la Corte si sofferma sul soggetto attivo del reato. Si tratta, secondo la sentenza, di un “reato proprio”. Infatti, l’articolo 10 ter del decreto legislativo 10 marzo 2000 n. 74, pur indicando quale soggetto attivo “chiunque” non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo, ha natura giuridica di “reato proprio”, in quanto la condotta illecita è integrabile unicamente dai soggetti IVA, imprenditori e lavoratori autonomi, che effettuano le cessioni di beni e le prestazioni di servizi per le quali è dovuta l’imposta. Importanti sono le precisazioni sul momento consumativo. Si tratta di reato che ha natura istantanea e si consuma nel momento della scadenza del termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo, cioè, ai sensi dell’articolo 6, comma 2, della legge 29 dicembre 1990 n. 405, il 27 dicembre dell’anno successivo a quello cui la dichiarazione annuale IVA si riferisce. Proprio da queste premesse, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del pubblico ministero, in una vicenda cautelare in cui l’accusa aveva prospettato la responsabilità degli amministratori di una società, mentre, invece, l’omesso versamento dell’IVA (alla data del 27 dicembre del successivo periodo di imposta) si era concretizzato quando la società era stata già commissariata. La Cassazione sviluppa, ancora, pertinenti osservazioni in ordine agli elementi oggettivo e soggettivo. Sotto il primo profilo, viene precisato che non si tratta di un reato con condotta di natura esclusivamente omissiva, bensì di un reato a condotta “mista”, in parte attiva ed in parte omissiva, in cui la componente attiva è riconducibile alla presentazione della dichiarazione annuale IVA da parte di chi è obbligato a tale adempimento, da cui emerga un debito di imposta superiore alla soglia di euro cinquantamila, mentre quella omissiva – su cui è incentrato l’intero disvalore della fattispecie- è rappresentata dall’omesso versamento dell’IVA liquidata dal contribuente nella relativa dichiarazione. A tal fine, per la consumazione del reato, il legislatore penale attribuisce rilevo al “termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo” [ossia, come si è accennato, al 27 dicembre dell’anno di imposta successivo a quello di riferimento (cfr. articolo 6, comma 2, della legge 29 dicembre 1990 n. 405], discostandosi dal termine individuato dal legislatore fiscale (16 marzo), che rileva solo ai fini amministrativi. Da ciò deriva, secondo il giudice di legittimità, che il reato de quo non è configurabile a titolo di tentativo, in quanto, avuto riguardo alla parte di condotta penalmente rilevante (l’omissione), o il termine del 27 dicembre del successivo periodo di imposta, entro il quale si deve adempiere, è scaduto, ed allora il reato è già consumato, oppure il predetto termine non è ancora scaduto, ed allora il soggetto obbligato può ancora adempiere (cfr. Cass. Pen., Sez. III, 14 ottobre 2010, PG in proc. Mazzieri). Quanto, poi, al dolo richiesto per la punibilità del reato (è sufficiente il dolo generico, non essendo necessario il dolo specifico caratterizzato dallo scopo di evasione per sé o per altri, richiesto, invece, per molte altre fattispecie del decreto legislativo n. 74 del 2000), questo richiede che il soggetto attivo con “coscienza e volontà” presenti una dichiarazione IVA e ometta il versamento entro il termine del 27 dicembre del successivo periodo di imposta delle somme in essa indicate a favore dell’erario; con la ovvia precisazione che tale elemento psicologico deve investire l’elemento costitutivo del reato costituito dal superamento della soglia di punibilità richiesta dalla legge, ciò che comporta che l’agente deve avere anche la consapevolezza che dette somme superino la soglia di euro cinquantamila; e con l’ulteriore conseguenza che del dolo va accertata l’esistenza, proprio in quanto non è configurabile il tentativo, nel momento in cui il reato si perfeziona, ossia alla data di scadenza ultima entro cui effettuare il versamento.

Avv. Emunctae Naris

(pseudonimo)   [A medico, confessore e avvocato / niente bisogna tenere celato].

 

(N.d.R.)   In sostanza,   se l'Amministratore riesce a mettere in liquidazione la Società o quantomeno a dotarsi di nomina di opportuna "testa di legno",  ante,  il 27 dicembre dell’anno successivo a quello cui la dichiarazione annuale IVA si riferisce…

non potrà essere condannato per il reato  sopracitato !!

 

 

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A rischio i paradisi fiscali, accordo al vertice UE.

Il primo ministro del Lussemburgo Xavier Bettel ha annunciato, a margine del Consiglio europeo di Bruxelles, che il suo paese non si oppone più alla nuova normativa Ue sulla tassazione del risparmio, che imporrà severi limiti al segreto bancario e alla possibilità di mantenere dei “paradisi fiscali” nell’Unione.
La nuova direttiva, volta a combattere elusione ed evasione fiscale, era bloccata dal 2008 dal doppio veto lussemburghese e austriaco, ovvero dai due paesi Ue che avevano tradizionalmente norme molto forti di tutela del segreto bancario. Anche l’Austria ha annunciato il suo accordo, secondo fonti Ue. La direttiva entrerà in vigore in concomitanza con un accordo con altri cinque paesi terzi (Svizzera, Liechtenstein, Andorra, Monaco e San Marino), sedi di “paradisi fiscali”, le cui banche dovranno applicare norme (basate sugli standard dell’Ocse) simili a quelle Ue per l'”informazione automatica” obbligatoria delle amministrazioni fiscali dei paesi di appartenenza dei trust e delle fondazioni che depositano denaro.
I negoziati con i cinque paesi non Ue, alla cui positiva conclusione è condizionato il via libera di Vienna e di Lussemburgo, “hanno registrato dei buoni progressi”, ha riferito il commissario europeo alla Fiscalità, Algediras Semeta. Semeta spera di poter raggiungere un accordo con tutti e cinque i paesi terzi e poi adottare la direttiva “entro la fine dell’anno”.

 

Fonte: Rainews.it

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e dopo il varo di ieri….

e dopo il varo di ieri….

 

vi ringrazio per la stima che molti di voi mi hanno espresso in privato….

gli accessi a     http://www.elusione-fiscale.com

da sabato mattina … Visite – Periodo: 22/03/2014-23/03/2014         156
Pagine viste – Periodo: 22/03/2014-23/03/2014                    776    alle   22.12

Volendo usare un termine marinaresco…..

oserei direi che:

“abbiamo preso il vento”

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oggi… 22 Marzo 2014….. finalmente il varo di….. Elusione-Fiscale.com… la navigazione ha inizio…

il varo

il varo

Acquarello del Maestro  Armando Saltalamacchia

é con grande soddisfazione, a nome di tutta la redazione, dopo due  settimane di duro lavoro, che, annuncio “il varo” di una nuova iniziativa editoriale rivolta a quel pubblico, quei cittadini del mondo libero, che stanchi della solita propaganda dei regimi e dei “Poteri Forti”, intendono approdare in un porto sicuro ove scambiarsi liberamente opinioni, consigli,  knowhow, ormai indispensabili per la sopravvivenza.
Elusione-Fiscale.com  è a disposizione di chiunque combatta per la propria personale e/o familiare,  battaglia per l’indipendenza economica/patrimoniale, consapevole che ormai non si può più rimandare la scelta fra difendere i magri ricavi del proprio sudato lavoro o finanziare le mafie e le corruttele politiche, che 365 giorni all’anno depauperano l’ economia mondiale, attraverso ormai smisurate ed insostenibili  “pretese fiscali” .
più o meno tutti siamo consci che la globalizzazione ha diviso l’umanità in quattro  categorie di individui:

1)La “Casta Parassita” (Politici e burocrati)

2) i prenditori (parassiti  asserviti alla Casta perché da essa dipende per la sopravvivenza)

3) i lavoratori in balia del libero mercato (cui appartengono i dipendenti statali che onorano i propri compiti)

4) gli Imprenditori ( e quei rari dirigenti pubblici e politici che tentano di fermare lo scempio in atto)

Le prime due categorie non sono ancora coscienti che annientando le ultime due sono destinate a soccombere nella “Guerra Civile”….
le seconde due combattono una lotta estenuante per la loro sopravvivenza, in gravissima difficoltà dal 2008.

Speriamo di esservi d’aiuto!
Vi invito ad iscrivervi per poter contribuire con vostri articoli,  quesiti,  risposte, alla discussione che stiamo iniziando.
il Forum, per scelta conforme alla “linea editoriale”,  è moderato….
pertanto dovrete inviare una mail o l’apposito format che troverete nella sezione contatti ed attendere qualche ora che il vostro contributo venga pubblicato.

Ho pensato di fare cosa gradita a molti di voi attivando una posizione Skype.
La redazione è a vostra disposizione per ogni aiuto o supporto
al Name  Skype   >>   elusione-fiscale.com
se al momento della chiamata nessun operatore è disponibile, lasciate una richiesta di amicizia e vi richiameremo appena possibile oppure utilizzate la Chat di Skype
Per  info   >>    http://www.skype.com/it/features/instant-messaging/

Edmond_Dantès   (Amministratore del Sito)

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Non ogni eventuale violazione tributaria integra necessariamente il reato.

Cass. pen 10.03.2014 n. 11380
Pronunciandosi su una vicenda che vedeva imputato il legale rappresentante di una società, cui era stato addebitato di aver indicato nella dichiarazione annuale, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, elementi attivi in materia di imposte sui redditi per un ammontare inferiore a quello effettivo, la Cassazione ha affermato che non ogni eventuale violazione tributaria (che può anche sussistere sulla base di sole presunzioni) integra necessariamente il corrispondente reato (il cui accertamento non può fondarsi sulle presunzioni tributarie ma richiede che l’accusa fornisca la prova sia dell’elemento materiale sia di quello psicologico).
Prima di soffermarci sulla pronuncia resa dalla Suprema Corte, è opportuno ricordare come il vigente assetto delle relazioni fra il procedimento penale ed il processo tributario appare stabile e frutto di un’impostazione concettuale che è lecito definire come ormai sedimentata. Per un verso, l’art. 20 del d.lgs. 10.3.2000, n. 74 e gli artt. 3 e 479 c.p.p. sanciscono la reciproca autonomia fra le vicende accertative e processuali tributarie ed il procedimento penale (salvo permettere un transito del materiale istruttorio dalle une all’altro e viceversa) e, per altro verso, è pacifica l’impossibilità di ravvisare nel giudicato penale un quid che risulti vincolante ai fini della definizione della fattispecie impositiva. Il d.lgs. n. 74/2000, in particolare, si è in qualche modo limitato a enfatizzare la reciproca autonomia dei procedimenti e dei processi nel presupposto che tale criterio non generi particolari antinomie come dimostrato dall’esperienza (almeno in tale caso non del tutto negativa) della l. n. 516/1982. In termini di sintesi, non è del tutto errato affermare che il principio della rigida separatezza del procedimento penale e del processo tributario (sintetizzato con l’efficace metafora di doppio binario) vive attualmente un momento di crisi. Un primo elemento segnaletico dell’evidenziato stato di crisi è rappresentato dall’interazione fra il procedimento penale ed il processo tributario con riguardo alla nozione penalistica di imposta evasa che è chiaramente conformata sulla scorta del concetto tributario di imposta dovuta. Ugualmente confermativa di un’ormai evidente crisi delle relazioni fra procedimento penale e processo tributario è la disciplina dell’indeducibilità dei costi da reato. Ciò che è grave, peraltro, è che un siffatto fenomeno viene realizzandosi secondo una dinamica normativa speciale la quale non nega mai formalmente l’assetto generaledella reciproca separazione procedimentale e processuale; alla formale autonomia dei due ambiti, tuttavia, corrisponde sempre meno una reale indipendenza degli stessi. Tanto premesso, la sentenza si occupa di un caso in cui l’imputato era stato ritenuto colpevole del reato di cui all’art. 3 d. lgs. 10 marzo 2000, n. 74, perché, quale legale rappresentante di una società (in liquidazione), al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, aveva indicato nella dichiarazione annuale presentata per l’anno 2005 elementi attivi in materia di imposte sui redditi per un ammontare inferiore a quello effettivo. Per quanto qui di interesse, l’imputato si era rivolto in Cassazione, sostenendo che la corte d’appello avesse erroneamente applicato un principio proprio e tipico del diritto processuale tributario – ovverosia quello attinente all’onere della prova che è, in detta sede, posto a carico del contribuente – nell’ambito del diritto processuale penale, ossia al di fuori del proprio ambito. Nel processo penale, infatti vige il principio che è l’accusa a dover fornire la prova della ipotesi di reato ipotizzata. E la Cassazione gli ha dato ragione, affermando, sul punto, come la sentenza fosse viziata da una certa confusione sulla differenza tra le valutazioni spettanti al giudice penale nell’ambito di un processo penale (nel quale vige il principio che l’onere della prova spetta all’accusa, anche in ordine all’elemento soggettivo del reato, che per il reato de quo è costituito dal dolo specifico) e quelle spettanti al giudice tributario nell’ambito del relativo processo (nel quale invece vige il principio che l’onere della prova è a carico del contribuente, applicandosi le presunzioni stabilite dalla normativa fiscale). Nella specie la difesa aveva sostenuto che la documentazione contabile delle spese detratte nella dichiarazione non era stata prodotta, allorché venne richiesta dalla Agenzia delle entrate, perché si trovava in un immobile della società il cui tetto di amianto era crollato nel gennaio 2008 per infiltrazioni d’acqua e non era stato possibile recuperarla proprio per la presenza di amianto. Aveva quindi dedotto l’esistenza di una causa di forza maggiore e che comunque il suo comportamento non era stato dettato dal dolo specifico di evadere le imposte richiesto dalla norma penale. In sede di giudizio tributario, la forza maggiore era stata riconosciuta, avendo i giudici tributari accertato l’effettivo crollo del tetto in amianto dell’edificio e quindi l’esistenza di una causa di forza maggiore e la mancanza di dolo o colpa grave nella mancata presentazione della documentazione contabile da parte del contribuente, di fronte a ciò, l’affermazione della sentenza penale – secondo cui invece si tratterebbe di un mero assunto difensivo privo di qualsiasi riscontro e credibilità – appare del tutto immotivata. Il giudice penale potrebbe pure giungere ad un diverso accertamento in punto di fatto, ma ciò, nel caso in esame, avrebbe richiesto una adeguata, congrua e specifica motivazione. Se la sentenza del giudice tributario appare, per la Cassazione, del tutto corretta e condivisibile, appariva invece erronea l’affermazione del giudice penale secondo cui “i principi di diritto tributario espressi dalla predetta motivazione sono integralmente condivisi e richiamati da questo giudice in sede penale”, sicché andava escluso il caso di forza maggiore e ritenuto provato il dolo specifico di evadere le imposte. Al contrario, come già evidenziato, i principi di diritto tributario espressi dalla sentenza in questione non sono affatto applicabili in sede penale, nella quale l’integrazione della fattispecie penale e l’esistenza del dolo specifico vanno accertati (e motivati) alla stregua dei diversi principi valevoli nel caso penale, fra i quali in particolare quello che non ci si può basare sulle presunzioni valevoli per l’accertamento dei redditi imponibili da parte dell’ufficio e quello che spetta invece all’accusa provare la sussistenza dell’elemento materiale (ossia la falsità della dichiarazione circa i costi detraibili) e di quello soggettivo. In precedenza, sull’autonomia tra i due procedimenti: Sez. 3, n. 12945 del 15/11/1994 – dep. 29/12/1994, S., in CED Cass., n. 201069 Da, qui, dunque, l’annullamento della sentenza.

 

Per gentile concessione dell’Avv.Pallini

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Test truccati per entrare nella Guardia di Finanza, 7 indagati.

Secondo l’accusa, per superare la prima fase del concorso per diventare maresciallo bastava pagare tremila euro. Coinvolti anche un ufficiale e alcuni ex militari.

Tremila euro: è la somma che sarebbe servita per superare i quiz e cioè il primo step del concorso per entrare nella Guardia di Finanza. E’ questa l’ipotesi sulla quale, secondo l’edizione barese del quotidiano “La Repubblica”, sta lavorando la procura di Bari che ha aperto una indagine. Il fascicolo per il momento conta sette indagati, tra loro anche un ufficiale delle Fiamme Gialle in servizio a Roma, ex militari e cittadini che avrebbero pagato sperando di poter superare il concorso per diventare maresciallo della Guardia di Finanza.
Secondo quanto riporta il giornale, per l’accusa l’ufficiale della Guardia di Finanza e gli ex militari indagati avrebbero chiesto una somma di denaro, garantendo il superamento del primo step della selezione, e cioè i test a risposta multipla. Le prove che per il concorso per 297 posti di allievi marescialli si sono svolte a Bari tra aprile e maggio 2013, nella caserma della Guardia di Finanza, a Palese.
La procura ipotizza la presenza di un vero e proprio “tariffario”. Per il superamento del quiz e quindi per l’ammissione alla prova scritta la somma pattuita era di tremila euro. Le indagini sono condotte dalla stessa Guardia di Finanza, che a Roma, dove è in servizio uno degli indagati, nelle scorse settimane ha eseguito alcune perquisizioni.

 

Per gentile concessione di Luigi Boschin

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Perchè una LLC Delaware?

Il Delaware è il secondo stato più piccolo degli Stati Uniti d’America. Ubicato nella parte orientale, rimane vicino a Baltimora ed, alla decisamente più famosa, Washington DC.

Benchè sia uno stato molto caratteristico, dai forti tratti british, il Delaware è piuttosto conosciuto per l’interesse che suscita nel mondo finanziario. Aprire una società qui, infatti, conviene.

Generalmente conosciute come LLC ( Limited Liability Company ), offrono i vantaggi di una srl italiana, garantendo sia la responsabilità personale che il patrimonio. Al contempo, se non si conclude nessun tipo di affare sul suolo statunitense, garantiscono la piena esenzione dalle imposte per il proprietario.

La legge del Delaware non prevede imposte a carico della società se e solo se:

– la società non svolge alcun tipo di esercizio su suolo americano

– i proprietari non risiedono su suolo americano

– la società non ha conti bancari negli USA

Con questi requisiti, non ci sono imposte a carico delle LLC, tranne un’unica imposta annuale a forfait che si aggira sui 300 dollari.

Insieme a tutte queste positive particolarità fiscali, aprendo una LLC, si avrà una società stabile, in whitelist, con eccellente reputazione mondiale che garantisce un buon anonimato per i propri soci e senza obbligo di tenere registri contabili. Il minimo di persone che servono ad aprire una LLC è una sola, senza importanza di residenza o nazionalità e senza necessità di recarsi in loco per l’apertura.

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